“Sto vivendo male questo momento mio figlio è stato discriminato, queste sono cose che mi fanno tristezza”. Cosi la madre del ragazzino di 11 anni con una grave forma di autismo che nei giorni scorsi a Messina è stato sospeso per alcuni giorni da scuola, con obbligo di frequenza, per una pacca a una compagna. La signora dice di comprendere le ragioni della ragazzina, ma pensa anche alle conseguenze sul figlio. La vicenda ha scatenato numerose reazioni tra cui quella dei garanti dell’infanzia e della disabilità del Comune di Messina, che hanno chiesto la revoca del provvedimento disciplinare. La madre non esclude la presentazione di un esposto in procura: “Sono in attesa di capire cosa farà il provveditore”. Nel frattempo il ragazzino continua ad andare a scuola, è seguito da insegnanti di sostegno e da educatori. Sul caso sono intervenuti anche i deputatati di Sud chiama Nord Cateno De Luca, Giuseppe Lombardo e Matteo Sciotto che investono della vicenda il presidente della Regione e l’assessore al ramo chiedendo iniziative urgenti “a fronte di un provvedimento disciplinare potenzialmente lesivo della dignità di un alunno con disabilità grave” scrivono.
I deputati chiedono “l’invio di ispettori scolastici all’Istituto ‘Manzoni – Dina e Clarenza’ “per verificare la correttezza, la coerenza pedagogica e la legittimità del provvedimento disciplinare adottato nei confronti di un alunno con disabilità grave, valutando se tale atto abbia compromesso la tutela della sua dignità personale e la piena osservanza dei principi di inclusione sanciti dalla normativa vigente”. E invitano anche a valutare se “non ritengano necessario accertare con la massima urgenza se il Dirigente scolastico abbia agito in conformità ai protocolli previsti per gli studenti con disturbo dello spettro autistico di livello 3, o se invece abbia posto in essere un atto disciplinare manifestamente inadeguato e privo di fondamento educativo, ignorando le specifiche condizioni cognitive e relazionali dell’alunno”. Se dovesse emergere – proseguono – che il provvedimento adottato dal dirigente scolastico ha rappresentato una violazione dei diritti fondamentali dell’alunno chiedono di “attivare ogni misura consequenziale, anche di carattere disciplinare” per aver imposto “una sanzione priva di significato educativo e potenzialmente dannosa per l’equilibrio emotivo e sul percorso educativo” del minore”.
Nella vicenda è intervenuto anche Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva. “Sospendere un bambino con autismo per una pacca – ha scritto sui social – non è un provvedimento disciplinare. È un fallimento educativo. È il momento in cui l’istituzione che dovrebbe includere e invece decide di liberarsi di un problema con il timbro rassicurante della burocrazia. Qui non c’è stata violenza. C’è stata una fragilità certificata, seguita. E la risposta è stata quella più sbagliata: trattarlo come una minaccia da isolare. Come se la diagnosi fosse una colpa. Qui cade la responsabilità pesantissima di chi avrebbe dovuto prevenire: insegnanti di sostegno, assistenti alla comunicazione, personale educativo. Se qualcosa è sfuggito, allora significa che quella rete non ha funzionato. C’è un’idea distorta di inclusione: quella che funziona finché tutto è tranquillo. Poi, quando la diversità si manifesta davvero, allora scatta il riflesso, antico e vigliacco: allontanare”.
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