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Caso Girgenti acque, tra gli 84 indagati anche il presidente dell’Ars Gianfranco Micciché |Girgenti acque: smantellata “regia criminale”, 8 fermi e sequestri per 18 milioni

Secondo le indagini, Micciché, nella qualità di candidato per il partito Forza Italia alle elezioni regionali del 5 novembre 2017, e Scoma, nella qualità di suo mandatario, avevano ricevuto da Marco Campione e Pietro Arnone contributi elettorali per circa 30 mila euro senza che i contributi fossero stati regolarmente iscritti nel bilancio delle medesime società

Tra gli 84 indagati nell’operazione “Waterloo” della procura di Agrigento che ha colpito una “associazione a delinquere in seno alla governance di Girgenti acque spa”, gestore del servizio idrico integrato in provincia di Agrigento, ci sono anche il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Micciché, e il parlamentare di Italia viva, nonché Giovanni Pitruzzella, ex presidente della Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Secondo chi si indaga, Micciché, nella qualità di candidato per il partito Forza Italia alle elezioni regionali del 5 novembre 2017, e Scoma, nella qualità di suo mandatario, avevano ricevuto a Marco Campione Pietro Arnone – questi ultimi due tra gli 8 fermati di oggi – nella loro qualità, rispettivamente di presidenti e legale rappresentante della Girgenti Acque Spa e della controllata Hydortecne Srl contributi elettorali per circa 30 mila euro (oltre 8 mila dal primo – 5 mila euro + 3.167,35 per spese di viaggi e soggiorni – e 25 mila dal secondo), in violazione a quanto previsto dall’articolo 7 della Legge 195/1974, ovvero senza che i contributi fossero stati regolarmente iscritti nel bilancio delle medesime società. Il terzo comma colpisce chi corrisponde o riceve contributi in violazione dei divieti previsti, senza che sia intervenuta la deliberazione dell’organo societario o senza che il contributo o il finanziamento siano stati regolarmente iscritti nel bilancio della società stessa.

Scoma, quale mandatario di Micciché, avrebbe peraltro “dichiarato falsamente” di aver ricevuto un contributo elettorale di 5 mila euro (comprensivo della messa a disposizione di beni e servizi), invece di 8.167 euro.
A quelle cifre si aggiungono ulteriori 20 mila euro da una ditta del Gruppo Campione.

Micciché aveva in effetti dichiarato le somme sul Rendiconto dei contributi e servizi ricevuti e delle spese elettorali per le elezioni regionali del 5 novembre 2017: “Girgenti acque Spa per 5 mila euro, Hydortecne Srl per 25 mila euro; Campione Industries Spa per 20 mila euro”. “Non ho nulla da nascondere poiché tutto ciò che ho ricevuto da Girgenti acque, è stato puntualmente dichiarato. Bastava chiamarmi e avrei fornito tutte le spiegazioni e la documentazione in mio possesso. Tutti i contributi che ho ricevuto per la mia campagna elettorale, non solo quelli di Girgenti acque, li ho puntualmente dichiarati. Ho anche la delibera del consiglio di amministrazione che ha deciso il contributo”. Così il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè.

Indagato pure Giovanni Pitruzzella perché, per i magistrati, “contribuiva concretamente, pur senza farne parte, al rafforzamento dell’associazione”. Forte allora del suo ruolo di presidente della Autorità garante della concorrenza e del mercato, “si impegnava a compiere atti contrari ai suoi doveri d’ufficio a favore della Girgenti acque. In particolare, su richiesta di Campione avrebbe difeso “indebitamente gli interessi della società dinanzi al personale dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il servizio idrico, consegnando loro, informalmente, anche della documentazione proveniente della Spa, nella quale Campione, chiedeva la revisione del procedimento di approvazione delle tariffe del Servizio idrico integrato dell’Ato9 Agrigento e un incontro urgente con Aeegsi per esporre le proprie ragioni”; “si impegnava a dare una mano a Campione ad acquisire informazioni utili sulla vendita di quote di Siciliacque (società che gestisce il cosiddetto “sovrambito” idrico, cioè le grandi condotte, le dighe e i potabilizzatori nella Regione Sicilia) presso la medesima Spa e in ambienti politici regionali; nonché sulle per la gestione del Servizio idrico integrato delle province di Palermo e Trapani, peraltro non potendo, Pitruzzella, nel suo ruolo, “esercitare, a pena di decadenza, alcuna attività professionale o di consulenza”. E questo “ricevendo in cambio, su ordine diretto di Campione 50.752 euro nel 2014 (pagamento effettuato dalla Girgenti acque il 21 ottobre 2014: somma peraltro documentata con fattura ricevuta il 20 ottobre 2014 ed emessa da Pitruzzella, con causale “Prestazioni professionali nei giudizi Acoset Spa contro Comune di Palma Montechiaro; e, poi, 25.376 euro nel 2015, sempre dietro fattura per prestazioni professionali.

Forze dell’ordine, politici di tutti i livelli, pubblici funzionari addetti ai controlli e giornalisti: nessuno sarebbe rimasto fuori dalla “rete Campione”. “Giornalisticamente – ha detto il procuratore Luigi Patronaggio nel corso di una conferenza stampa insieme, fra gli altri, all’aggiunto Salvatore Vella e al capo della Dia Roberto Cilona – è stato ribattezzato un ‘assumificio’, ma siamo molto oltre un quadro di illeciti dettati dalle assunzioni clientelari. La rete di protezione e connivenze messa in piedi da Marco Campione è molto più vasta”. Il capo dei pm agrigentini ha descritto un “sistema di complicità molto esteso che avrebbe consentito a Campione, attraverso la distribuzione di incarichi, posti di lavoro e consulenze di vario tipo, di interferire sulla vita amministrativa, di avere controlli nulli o favorevoli e di gestire in sfregio a numerose norme milioni di euro di soldi pubblici. Non c’era ambito della vita politica, istituzionale e professionale dove non c’erano ampie fette di asservimento”.

Patronaggio ha spiegato che anche “una parte della stampa agrigentina, in cambio di favori, era asservita a Campione e Girgenti Acque”. L’Aggiunto Vella ha riferito che l’indagine è stata rallentata e “resa complicata dalle connivenze di esponenti delle forze dell’ordine, pronti a fare da scudo a Campione. Non c’era partito di destra o sinistra che non fosse asservito, almeno in parte, al suo sistema”. “Abbiamo dovuto creare una squadra fidata, facendo attenzione a quei componenti delle forze dell’ordine asserviti al gruppo Campione – ha spiegato Vella – in cambio di posti di lavoro per familiari e amici. E’ stata un’indagine estremamente complessa”.

Il procuratore aggiunto ha ricordato pure i presunti legami del passato – le indagini, comunque, non hanno portato ad esiti favorevoli in ambito processuale – fra Campione e gli imprenditori Filippo Salamone e Giovanni Miccichè, titolari di Impresem, una delle più grosse imprese del mezzogiorno negli anni Ottanta e Novanta e poi dissolta per i guai giudiziari dei titolari. “L’origine delle sue fortune imprenditoriale – ha aggiunto Vella – è da ricercare nei legami con loro e con l’imprenditore Pietro Di Vincenzo di Caltanissetta”.


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