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Matteo Messina Denaro e le finte carte d’identità, indagini su furti in Comune

Negli anni scorsi in particolare nel 2018 la cronaca registra uno “strano” furto all’anagrafe del comune di Trapani

E’ il momento per gli investigatori e i pm che coordinano le indagini sulla vasta rete dell’ex latitante Matteo Messina Denaro, delle verifiche e dei riscontri sulla grande quantità di materiale raccolto: dai due telefoni trovati al boss a quelli, sempre due, utilizzati dal suo autista, Giovanni Luppino, sequestrati al momento dell’arresto.

Ma anche dei documenti, degli appunti in loro possesso e altri ritrovati nel covo di vicolo San Vito, a Campobello di Mazara.

Un approfondimento si starebbe facendo anche sulle altre 5 carte di identità ritrovate nel covo: si tratterebbe, come per quella usata da Messina Denaro con l’alias di Andrea Bonafede, di documenti con le generalità di persone esistenti sempre emesse – sembrerebbe – dal comune di Campobello di Mazara e che sarebbero state usate in epoche differenti e precedenti all’ultimo anno.

Inquirenti e investigatori cercano di capire se siano carte vere, messe a disposizione da altrettante persone, a cui è stata sostituite la fotografia. O se, invece, possano essere documenti “clonati” all’insaputa degli intestatari.

Negli anni scorsi in particolare nel 2018 la cronaca registra uno “strano” furto all’anagrafe del comune di Trapani: fu prelevata una cassaforte con all’interno pacchetti di carte di identità vergini e soldi in contanti.

Gran parte della refurtiva fu recuperata ma il dato di partenza – al vaglio delle indagini – è che le altre carte ritrovate sarebbero state emesse dal comune di Campobello di Mazara.


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