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Covid, protesta dei ristoratori a Palermo: “Così ci uccidete”

Le associazioni invieranno una nota al governo regionale per rappresentare lo stato di difficoltà e per suggerire una rivisitazione dei provvedimenti restrittivi

Ristoratori e operatori del settore eventi in piazza stamane davanti alla Camera di commercio di Palermo, in via Mariano Stabile, davanti al porto. “Chiediamo di tornare a lavorare, non vogliamo sussidi”, è il grido degli operatori commerciali, per i quali il rischio “è quello di annientare un settore, di farlo morire. Vogliamo ascolto e garanzie per ricominciare a operare in sicurezza e con regolarità”. Allineati su più file e distanziati hanno manifestato le loro ragioni. Lo slogan dell’iniziativa, promossa da Fipe Confcommercio Palermo, Silb locali da ballo, Assocom e Associazione wedding planner, è “Ripartiamo insieme”.

Oltre a una nutrita rappresentanza di imprenditori, ha partecipato anche una delegazione dei dipendenti per sottolineare “l’allarme occupazionale che deriverà dalla chiusura di molte aziende in difficoltà economiche che da un anno sono state private del diritto alla libera impresa e al lavoro e che non hanno finora ricevuto i promessi sostegni economici da parte delle istituzioni”.

Le quattro associazioni invieranno una nota al governo regionale per rappresentare lo stato di difficoltà e per suggerire una rivisitazione dei provvedimenti restrittivi e una diversa modulazione degli orari di apertura, prevedendo fin da subito un graduale ritorno alla normalità e la possibilità di lavorare almeno fino alle 18 in arancione e alle 22 in gialla.

“Non possiamo assistere inermi alla morte delle nostre aziende – spiega Antonio Cottone, presidente Fipe e coordinatore della manifestazione – anche perché persino l’Oms ha sostenuto che le nostre attività non possono essere ritenute luoghi primari del contagio. Con aperture a singhiozzo, e per alcuni settori neanche quelle, è impossibile programmare le nostre attività e reggere il peso delle scadenze contributive e fiscali, degli affitti, degli stipendi o delle utenze. Gli aiuti economici finora sono stati ampiamente insufficienti e c’è il rischio concreto che centinaia di imprese palermitane saranno costrette a chiudere per sempre”.


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