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Espugnato fortino della droga a Catania. Le donne spacciavano con i figli in braccio, le vedette “distratte” picchiate e sbeffeggiate

Undici degli indagati sono risultati percettori o beneficiari del reddito di cittadinanza e pertanto verranno segnalati all’autorità competente per la conseguente sospensione del beneficio

Questa mattina, su delega di questa Procura Distrettuale, i Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, supportati dai reparti specializzati dell’Arma (Compagnia di Intervento Operativo del XII° Reggimento “Sicilia”, Nucleo Elicotteri e Nucleo Cinofili), hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania nei confronti di 25 persone gravemente indiziate di reati in materia di detenzione e cessione di stupefacenti e di associazione finalizzata al traffico ed alla cessione di stupefacenti, descritti nei capi di imputazione che si riportano di seguito:

Domenico Dario Blandini, Antonino Bonaceto, Antonio Giovanni Bonanno, Georgiana Xenia Bontu, Giovanni Alfio Di Martino, Giuseppe Di Martino, Giuseppe Di Mauro, Vita Giuffrida, Angelo Guarneri, Orazio Laudani, Giovanni Marchese e Domenico Marchese, Silvia Monica Maugeri, Carmelo Motta, Vincenzo Pantellaro, Carmelo Pulvirenti, Pietro Pulvirenti, Giuseppe Spampinato, Mario Vinciguerra:

perché tra loro e con altri, non identificati, formavano un’associazione finalizzata a commettere più delitti per acquistare, importare, detenere, vendere o comunque cedere a terzi sostanze stupefacenti del tipo cocaina e crack, nell’ambito di un’apposita piazza di spaccio a San Cristoforo e, in particolare, in via Piombai, negli immobili ai civici dal 44 al 52, con “pusher” e “vedette”, e con l’utilizzo anche di un terrazzo retrostante al civico 52, come luogo di custodia temporanea della sostanza stupefacente destinata alla vendita.

Con il ruolo di capo per Giovanni Alfio Di Martino, di organizzatori e finanziatori per Silvia Monica Maugeri e Giuseppe Di Martino.

Con il ruolo per gli altri indagati di spacciatori, vedette e addetti ai rifornimenti.

Con l’aggravante di essere l’associazione costituita in numero superiore a dieci.

Con l’aggravante della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale per Pietro Pulvirenti, Carmelo Pulvirenti, Carmelo Motta.

Con l’aggravante della recidiva reiterata e infraquinquennale per Giovanni Alfio Di Martino e Giuseppe Spampinato.

Con l’aggravante della recidiva reiterata e specifica per Angelo Guarneri.

Con l’aggravante della recidiva specifica e infraquinquennale per Vincenzo Pantellaro.

Con l’aggravante della recidiva specifica per Domenico Dario Blamdini.

Con l’aggravante della recidiva semplice per Giuseppe Di Mauro.

A Catania da giugno 2020 in permanenza.

Domenico Dario Blandini, Antonino Bonaceto, Antonio Giovanni Bonanno, Georgiana Xenia Bontu, Giuseppe Alessandro D’Amico, Antonio Valentino Di Guardo, Giovanni Alfio Di Martino, Giuseppe Di Martino, Giuseppe Di Mauro, Vita Giuffrida, Angelo Guarneri, Orazio Laudani, Giovanni Marchese e Domenico Marchese, Silvia Monica Maugeri, Sergio Fortunato Messina, Carmelo Motta, Vincenzo Pantellaro, Carmelo Pulvirenti, Pietro Pulvirenti, Giuseppe Romeo, Antonio Giuseppe Seminara, Giuseppe Spampinato, Salvatore Vadalà, Mario Vinciguerra.

perché, in concorso tra loro, con più azioni esecutive dello stesso disegno criminoso, senza l’autorizzazione prevista e fuori dalle ipotesi previste della legge, acquistavano, detenevano a fini di cessione, cedevano e comunque ponevano in commercio, nell’ambito di un’apposita piazza di spaccio a San Cristoforo e, in particolare, in via Piombai negli immobili ai civici 42, 44 e 52, sostanze stupefacenti del tipo cocaina e crack.

Con l’aggravante della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale per Pietro Pulvirenti, Carmelo Pulvirenti, Carmelo Motta, Guiuseppe Romeo, Antonino Valentino Di Guardo, Sergio Messina.

Con l’aggravante della recidiva reiterata e infraquinquennale per Giovanni Alfio Di Martino, Giuseppe Spampinato e Giuseppe Alessandro D’Amico.

Con l’aggravante della recidiva reiterata e specifica per Angelo Guarneri.

Con l’aggravante della recidiva specifica e infraquinquennale per Vincenzo Pantellaro.

Con l’aggravante della recidiva specifica per Domenico Dario Blandini e Salvatore Vadalà.

Con l’aggravante della recidiva semplice per Giuseppe Di Mauro.

L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia etnea e condotta dal Nucleo Operativo della compagnia Carabinieri di Catania Piazza Dante, ha consentito di disarticolare un sodalizio criminale che gestiva una fiorente piazza di spaccio in Via Piombai, centro nevralgico dello storico quartiere catanese di San Cristoforo, che gli investigatori hanno monitorato, da giugno a ottobre 2020, attraverso un sistema di videoripresa che ha consentito loro di delineare il ruolo rivestito da ciascun indagato nonché comprendere il sistema di funzionamento della attività illecita condotta dall’organizzazione.

Alla luce di quanto emerso dalle attività di indagine è stato ritenuto che a capo del sodalizio vi fosse Giovanni Alfio Di Martino il quale, con il costante supporto del nipote Giuseppe Di Martino, aveva trasformato la propria abitazione e l’agglomerato di immobili di pertinenza della famiglia a essa attigui, in un vero e proprio fortino dello spaccio, principalmente di cocaina e crack, che tramite un collaudato sistema di pusher e vedette organizzati in turni (dalle 17 all’1 il primo, mentre il secondo a seguire fino alle 7 del mattino successivo) riusciva a garantite centinaia di cessioni quotidiane per un introio medio stimato intorno ai 10.000 euro al giorno.

L’attività di spaccio avveniva principalmente all’interno del cortile comune alle abitazioni della famiglia Di Martino, in cui si poteva accedere soltanto tramite due portoni blindati e che era costantemente sorvegliato da cani di grossa taglia oltre a un avanzato sistema di videosorveglianza che inquadrava da diverse angolazioni tutte le strade d’accesso al luogo di smercio; la contiguità degli immobili, fra loro direttamente collegati dal civico 42 al 52, assicurava inoltre agli spacciatori la possibilità di spostarsi agevolmente da un edificio all’altro per occultare o confezionare lo stupefacente e soprattutto di guadagnare una via di fuga in caso di irruzione delle forze dell’ordine.

L’accesso degli acquirenti, che avveniva senza soluzione di continuità, come già detto, dalle 17 alle 7 del mattino seguente, era regolato dalle vedette poste a sorveglianza di via Piombai, che ne autorizzavano l’accesso e l’uscita solo in situazioni di massima sicurezza e sempre sotto il vigile controllo di Giovanni e Giuseppe Di Martino i quali non esitavano a impiegare metodi autoritari, sino alle percosse, per redarguire i sodali che non avevano tempestivamente avvertito del sopraggiungere delle forze dell’ordine oppure selezionato e regolato adeguatamente l’afflusso dei clienti.

Alcune delle vedette, inoltre, erano talvolta costrette a subire derisioni e umiliazioni di vario genere dallo stesso capo piazza che immortalava il tutto con il proprio cellulare e ne postava i video sul social network “Tik-Tok” al fine di avvalorare pubblicamente la loro posizione di subordinazione (uno di essi era stato costretto addirittura a “tuffarsi” nel contenitore dell’immondizia oppure a farsi avvolgere il volto con del nastro isolante, etc.).

L’attività investigativa ha anche consentito di delineare la partecipazione attiva all’organizzazione di tre donne fra cui la moglie (Silvia Monica Maugeri) e la cognata (Georgiana Xenia Bontu) di Giovanni Di Martino, le quali gestivano i guadagni della piazza, occultando il denaro contante incassato, nonché affiancavano e talvolta sostituivano gli uomini della famiglia nel controllo ed organizzazione delle attività, non curandosi affatto in alcuni frangenti della presenza dei figlioletti di Giovanni Alfio Di Martino di appena 1 e 4 anni (circostanze avvalorate da una delle immagini estrapolate dalle video registrazioni dove la moglie di Di Martino è ritratta con in braccio il figlioletto). La nipote, Vita Giuffrida, invece, insieme con il compagno Antonino Bonaceto, aveva il compito di rifornire quotidianamente la piazza poco prima dell’apertura alle 17, così da evitare la disponibilità di ingenti quantitativi di sostanza nei luoghi dello spaccio e il connesso rischio di rilevanti perdite economiche.

I tempi di intervento sono stati particolarmente brevi in attuazione di un consolidato protocollo di indagini seguito dalla Direzione Distrettuale Antimafia per contrastare il fenomeno delle piazze di spaccio a Catania e che ha consentito di eseguire l’ordinanza cautelare nei confronti dei 25 indagati solo alcuni mesi dopo la conclusione delle attività di indagine, a ottobre 2020.

Undici degli indagati sono risultati percettori o beneficiari del reddito di cittadinanza e pertanto verranno segnalati all’autorità competente per la conseguente sospensione del beneficio.

Destinatari di misura cautelare in carcere:

  1. Giovanni Alfio Di Martino, classe 1991;
  2. Giuseppe Di Martino, classe 2001;
  3. Georgiana Xenia Bontu, classe 1991;
  4. Pietro Pulvirenti, classe 1998;
  5. Domenico Dario Blandini, classe 1987;
  6. Carmelo Pulvirenti, classe 1976;
  7. Carmelo Motta, classe 1989;
  8. Angelo Guarneri, classe 1990;
  9. Orazio Laudani, classe 1993;
  10. Giuseppe Di Mauro, classe 1988;
  11. Antonio Giovanni Bonanno, classe 1987;
  12. Antonino Bonaceto, classe 1994;
  13. Vita Giuffrida, classe 1997;
  14. Vincenzo Pantellaro, classe 1981;
  15. Mario Vinciguerra, classe 1996;
  16. Giovanni Marchese, classe 1999;
  17. Domenico Marchese, classe 1978;
  18. Giuseppe Spampinato, classe 1989;
  19. Antonino Valentino, classe 1987;
  20. Sergio Fortunato Messina, classe 1976;
  21. Giuseppe Alessandro D’amico, classe 1990.

Destinatari di misura cautelare degli arresti domiciliari:

  1. Silvia Monica Maugeri, classe 1996.

Destinatari di misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria:

  1. Antonio Giuseppe Seminara, classe 1989;
  2. Giuseppe Romeo, classe 1992;
  3. Salvatore Vadalà, classe 1988.


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