L’organizzazione criminale, strutturata come vero e proprio network di gruppi indipendenti tra di loro ma tutti collegati alla centrale all’estero, operava attraverso ramificazioni attive nelle città di Bari, Torino, Milano e Ventimiglia (Imperia). In particolare sono stati il gruppo che operava a Bari si occupava di fornire accoglienza ai migranti nel domicilio degli affiliati del gruppo, ovvero abitazioni messe a disposizione da titolari di agenzie immobiliari, nonché di fornire documenti giustificativi per il rilascio dei permessi di soggiorno agli stessi migranti giunti in Italia e per il rinnovo di quello già in possesso di altri soggetti stranieri già presenti sul territorio europeo. Dalla città pugliese, i migranti venivano indirizzati verso le città di Torino e Milano per essere successivamente indirizzati a Ventimiglia, dove operava l’altro gruppo più nutrito. A Ventimiglia il gruppo criminale, composto totalmente da cittadini stranieri di nazionalità pakistana e afghana, si occupava di raccogliere e trasportare nottetempo i migranti in Francia, mediante l’utilizzo di veicoli e, una volta raggiunta la destinazione finale, di segnalare la circostanza per ottenere il pagamento pattuito da parte delle famiglie dei migranti. Nel corso dell’operazione, un’altra persona, è stata scoperta mentre effettuava il trasporto di migranti dalla stazione ferroviaria di Ventimiglia (Imperia) verso la Francia. A seguito delle perquisizioni delegate è stato sequestrato ingente materiale, tra cui 17 telefoni cellulari, principale strumento utilizzato dagli indagati per le comunicazioni tra loro, t4 computer portatili, documenti vari e circa 25 mila euro in contanti.
Il denaro corrisposto dalle famiglie dei migranti (ognuno di loro pagava circa sei mila euro a viaggio) veniva accantonato in punti di raccolta in Turchia e poi versato al momento dell’arrivo del migrante nel Paese previsto, o attraverso sistemi di money transfer oppure con un meccanismo simile all’hawala come già verificato nel contrasto alle organizzazioni criminali nigeriane di tipo cultista. L’intero network criminale aveva ampia disponibilità di denaro utile ad acquistare imbarcazioni, generalmente a vela, rubate o noleggiate, e a reclutare skipper in grado di pilotare le imbarcazioni verso la costa della provincia di Siracusa. Gli scafisti venivano remunerati con una somma pari a circa 1000 dollari per ogni traversata. L’ufficio del Gip di Imperia e Bari ha già provveduto ad emettere ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei soggetti sottoposti alla notifica del fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Catania.
Le indagini sono state avviate nel 2018 dall’analisi di 10 sbarchi avvenuti nella provincia di Siracusa, tutti con migranti provenienti dalla rotta del Mediterraneo Orientale, dalla Turchia o dalla Grecia, e poi proseguite anche con attività tecniche, consentivano di raccogliere gravi indizi nei confronti di un gruppo criminale, composto da curdo-iracheni, afgani ed italiani, che in cambio di denaro, favoriva sia l’ingresso illegale in Italia e poi in altri Paesi Europei di migranti sia, talvolta, la regolarizzazione sul territorio nazionale di numerosi cittadini stranieri privi dei requisiti di legge, falsificando contratti di lavoro ed altra documentazione necessaria per ottenere il permesso di soggiorno. Dalle indagini è anche emersa l’operatività di una fitta rete di italiani e stranieri (quest’ultimi per la maggior parte titolari di permesso di soggiorno per protezione internazionale) che si occupavano di favorire l’ingresso, la permanenza e il transito verso il nord Europa di migranti provenienti da Iran, Iraq, Afghanistan e Pakistan.