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In 3 mesi 15 per cento di impugnative. Miccichè: “Occorre porre un freno”

"Non sono più disponibile a farmi impugnare le norme dal governo nazionale"

“Non sono più disponibile a farmi impugnare le norme dal governo nazionale. Quello che è successo negli ultimi tre mesi, con il 15 per cento di articoli impugnati, è mortificante. Avevamo migliorato i risultati negli anni passati rimanendo nell’ambito del 5 per cento, ma in questi ultimi mesi c’è stato una sorta di ‘scatenamento’”. A lanciare l’allarme è il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Micciché, in apertura della seduta pomeridiana a Sala d’Ercole.

Il monito del presidente dell’Ars arriva a pochi giorni di distanza anche dallo stop della Corte dei Conti nazionale che, accogliendo il ricorso del procuratore generale della Corte dei Conti siciliana, ha bocciato di fatto il rendiconto 2019 della Regione siciliana. “D’ora in poi occorre porre un freno – avverte – e per questo non accetterò più in Aula leggi provenienti dalle commissioni che presentino dubbi di costituzionalità o che non siano ineccepibili da un punto di vista formale”, e lo stesso trattamento sarà riservato “anche al governo”. Da questo momento, quindi, non saranno più accolte norme che “non siano accompagnate da tutte le relazioni tecniche degli uffici e degli assessorati. Sono mortificato del numero di impugnative che abbiamo ricevuto – ribadisce – e devo fermare immediatamente questo andazzo per evitare che possa proseguire in questo ultimo anno di legislatura”.

A impensierire Micciché è anche il dialogo con Roma, che “sembra stia venendo meno ed è qualcosa che ci sta creando delle difficoltà. In altre situazioni, un accordo preventivo con lo Stato avrebbe consentito anche qualche forzatura. Però occorre trattarlo prima, ma se siamo convinti di avere sempre ragione…”.


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