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Mafia, giochi e potere a Palermo: 8 arresti tra cui Caporrimo

Contestati i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni aggravate, danneggiamento seguito di incendio

Riassetti di potere, estorsioni e scommesse on line. Dopo i 16 fermi di ieri, nuovo blitz antimafia al centro degli equilibri e degli affari di Cosa nostra palermitana. I carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 8 persone – 7 in carcere e una agli arresti domiciliari – ritenute appartenenti al mandamento mafioso di Tommaso Natale. Al centro Giulio Caporrimo e il “rampollo”. Contestati i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni aggravate, danneggiamento seguito di incendio. La misura è stata emessa dal gip di Palermo, Lorenzo Jannelli, su richiesta del procuratore aggiunto della Dda, Salvatore De Luca, e dei sostituti Dario Scaletta e Felice De Benedittis. L’operazione “Bivio 2”, condotta dal Nucleo Investigativo dei carabinieri, vede ancora al centro Giulio Caporrimo (già coinvolto in ‘Bivio 1’) che, tornato in libertà nel maggio 2019, si era ritrovato sottoposto a Francesco Palumeri, designato quale proprio sostituto da Calogero Lo Piccolo (figlio del boss Salvatore), nuovo capo del mandamento di Tommaso Natale.

I carabinieri hanno così ricostruito il percorso attraverso il quale Caporrimo si è trasferito, dapprima a Firenze, in dissenso rispetto al riassetto mafioso che non condivideva; salvo poi costringere Palumeri a ritirarsi dal ruolo direttivo, rientrare a Palermo da reggente, consolidando e ricompattando attorno a sé il mandamento. Coinvolto in questo ‘movimento’ anche il figlio Francesco.

L’indagine ha confermato l’interesse di Cosa nostra per le scommesse on line, settore sottoposto alla “costante infiltrazione delle cosche mafiose”. Tra i destinatari del provvedimento c’è Giuseppe Vassallo, palermitano trapiantato a Firenze, che, grazie agli accordi siglati con Giulio Caporrimo e Antonino Vitamia, commercializzava i propri siti per le scommesse on line sul territorio del mandamento di Tommaso Natale, riconoscendo parte degli utili alla compagine mafiosa. Anche le estorsioni restano una delle attività principali della cosca: 11 gli episodi ricostruiti di cui due denunciati spontaneamente dalle vittime.

Questo l’elenco dei destinatari della misura di custodia cautelare emessa dal gip Palermo, nell’ambito dell’operazione “Bivio 2” eseguita dai carabinieri di Palermo e richiesta dalla Dda del capoluogo siciliano. Custodia cautelare in carcere per Giulio Caporrimo, 52 anni; il figlio Francesco Caporrimo, 27 anni; Vincenzo Billeci, 52 anni; Antonino Ciaramitaro, 29 anni; Fabio Gloria, 46 anni; Vincenzo Taormina, 49 anni; Giuseppe Vassallo, 56 anni. Il gip ha disposto gli arresti domiciliari per Fabio Ventimiglia, 44 anni, ma anche per Salvatore Giallombardo, 40 anni, attualmente ricercato. Giulio Caporrimo, Giulio, Billeci, Ciaramitaro, Gloria e Taormina sono già detenuti per altra causa ma il gip Lorenzo Jannelli ha ravvisati il “grave quadro indiziario per it reato di cui all’art. 416 bis”, con funzioni direttive per Giulio Caporrimo. Le indagini del Nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Palermo sono state coordinate dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia Salvatore De Luca e dai sostituti Dario Scaletta e Felice De Benedittis.

Quanto poco è scontata ancora la denuncia del pizzo a Palermo. Ieri, in un blitz antimafia, erano venuti fuori 50 episodi estorsivi nel mandamento di Ciaculli, a fronte di nessuna denuncia. Oggi, nell’ambito dell’operazione “Bivio 2”, in un altro mandamento strategico, quello di Tommaso Natale, spunta un altro dato in questa direzione: 11 casi di pizzo documentati, di cui solo 2 denunciati spontaneamente dalle vittime, nonostante siano stati commessi con particolare violenza e con atti intimidatori. Vittime le imprese attive sul territorio. Ricostruito l’incendio commesso ai danno di un esercizio commerciale di Sferracavallo, attentato che è stato ricondotto al tentativo del boss Giulio Caporrimo, del figlio Francesco, e di Francesco Ventimiglia, di farsi assegnare la gestione del locale, provocando anche un incendio per  vincere le resistenze del titolare.

Poi il rogo in un cantiere edile per la realizzazione della rete fognaria di Sferracavallo, per consentire ad Antonino Vitamia e a  Vincenzo Taormina di ottenere il subappalto di alcune lavorazioni; l’incendio a un furgone di una società di costruzioni, registrato in diretta dalle microspie degli investigatori; l’intimidazione a una società edile che stava svolgendo lavori di ristrutturazione di un immobile a Sferracavallo, per ottenere la commessa per i lavori di impiantistica in favore di Vitamia; il tentativo di vietare, da parte di Taormina, la possibilità di svolgere lavori di scavo nella zona di Sferracavallo a un imprenditore, rivendicando la potestà sul territorio che consentiva soltanto a TAormina e Francesco Adelfio la possibilità di svolgere lavori di scavo nel territorio dell’intero mandamento; l’estorsione a un cantiere edile di Sferracavallo commessa da Vitamia e Taormina i quali sono riusciti a farsi assegnare parte delle lavorazioni di cantiere; l’estorsione a un commerciante di Tommaso Natale, a un altro cantiere edile e, infine, la sistematica realizzazione di ‘cavalli di ritorno’ che consentivano agli affiliati di realizzare ingenti guadagni facendosi consegnare denaro per la restituzione di veicoli rubati.


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