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Catania, operazione contro il clan Cappello-Bonaccorsi. Telecamere per spiare la Polizia

Lo scorso 26 gennaio la Polizia ha eseguito una vasta operazione nei confronti del clan decapitandone i nuovi assetti

La Polizia di Stato, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, in esecuzione del provvedimento applicativo della misura cautelare della custodia in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Catania l’uno febbraio 2021, ha tratto in arresto:

  1. Massimiliano Cappello, classe 1967;
  2. Salvuccio Junior Lombardo, detto “Salvucciu u ciuraru”, classe 1994;
  3. Sebastiano Cavallaro, detto “Seby” o “baffo”, classe 1992;
  4. Renzo Cristaudo, classe 1993;
  5. Alessio Finocchiaro, classe 1994;
  6. Emilio Gangemi, classe 1975;
  7. Giuseppe Spartano, detto “u Cussotu “, classe 1989;
  8. CosteI Suru, detto “Mariu u rumenu”, classe 1984,
  9. Giuseppe Distefano, detto “Pumpa”, classe 1977;
  10. Giuseppe Francesco La Rocca, detto “Colombrino classe 1995;
  11. Francesco Cavallaro, classe 1985;
  12. Domenico Alessandro Messina, classe 1993, già sottoposto per altra causa agli arresti domiciliari;
  13. Giusi Messina, classe 1975;
  14. Giovanni Santoro, detto “Giuvanni sett’anni”, classe 1983;
  15. Giuseppe Paolo Rapisarda, detto “Paolo cupittuni”, classe 1982, già detenuto per altra causa;

in quanto ritenuti, a vario titolo, responsabili di associazione di tipo mafioso (clan Cappello-Bonaccorsi) con l’aggravante di essere l’associazione armata, associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanza stupefacente e spaccio in concorso delle medesime sostanze con l’aggravante di avere agevolato il clan Cappello-Bonaccorsi; detenzione illegale e porto in luogo pubblico di diverse armi clandestine da guerra nonché ricettazione delle armi in concorso, con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare il clan Cappello-Bonaccorsi.

In particolare, a Massimiliano Cappello e a Salvuccio Jr Lombardo, il Gip ha riconosciuto il ruolo di capi e organizzatori della cosca mafiosa.

Il provvedimento del Gip è scaturito dall’esecuzione di decreti di fermo emessi da questa Procura distrettuale il 28 gennaio 2021, a seguito dell’intervento operato dalla Squadra Mobile di Catania e dal Servizio Centrale Operativo di Roma che, in esito ad ampie attività di perquisizione locale, che consentiva il rinvenimento di numerose armi da fuoco.

In tale contesto, si procedeva all’arresto in flagranza di reato degli indagati Giuseppe Distefano, Francesco Cavallaro e Giuseppe Francesco La Rocca e al fermo di tutti gli altri indagati, a eccezione di Giuseppe Paolo Rapisarda, Giusi Messina e Domenico Alessandro Messina, nei confronti dei quali questo Ufficio avanzava contestualmente richiesta di applicazione di misura coercitiva, accolta dal Gip.

Le complesse indagini condotte dalla Squadra Mobile di Catania e dal Servizio Centrale Operativo, coordinati da questa Direzione Distrettuale Antimafia, che erano state avviate a seguito della scarcerazione di Massimiliano Cappello – fratello dello storico leader Turi Cappello – avvenuta il 16 giugno 2019, erano finalizzate a monitorare la riorganizzazione del clan Cappello-Carateddi, duramente colpito dai numerosi provvedimenti giudiziari succedutisi senza soluzione di continuità negli ultimi anni.

Le investigazioni condotte nei confronti di Massimiliano Cappello hanno permesso di individuare uno dei più fedeli collaboratori di quest’ultimo in Emilio Gangemi che, nel periodo coperto dalle indagini, ha rivestito il ruolo di factotum di Cappello, essendo questi limitato negli spostamenti per via della sottoposizione alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale.

Il monitoraggio dei due ha permesso di far emergere l’impegno dell’indagato Massimiliano Cappello nel riprendere in mano le fila del clan, tanto da organizzare nella sua abitazione, dove era stato avviato un monitoraggio con videoriprese, incontri con esponenti storici dell’organizzazione, talora fissati in abitazioni di terze persone, estranee al clan ma a disposizione degli indagati, al fine di scongiurare eventuali controlli da parte delle forze dell’ordine.

È emerso anche come Massimiliano Cappello, insieme con Gangemi, gestisse una piazza di spaccio nel quartiere di San Giovanni Galermo, fattivamente collaborato sul posto da Giuseppe Paolo Rapisarda, detto “Paolo cupittiuni”, che sovrintendeva alle attività illecite di offerta in vendita e spaccio di sostanze stupefacenti.

Il clan Cappello è da sempre stato caratterizzato dalla suddivisione in squadre operanti nei diversi quartieri cittadini.

Ciò è stato ulteriormente riscontrato nel corso della presente indagine che ha consentito di individuare, oltre alla squadra facente capo a Cappello, anche la frangia riconducibile a Salvuccio Jr Lombardo, figlio di Salvatore Lombardo detto “u ciuraru”, cugino di Turi Cappello.

È stato accertato anche come Salvuccio Jr Lombardo, nonostante la giovane età, fosse a capo della squadra più pericolosa della consorteria mafiosa, in quanto dotata di una notevole disponibilità di armi, la quale aveva la sua base operativa nei villaggi balneari di Campo di Mare e Ippocampo di Mare, siti nel parco dell’Oasi del Simeto all’estrema periferia sud di Catania.

I due villaggi costruiti a ridosso del mare e quindi già di per sé difficilmente accessibili erano stati non solo colonizzati dagli indagati, ma trasformati in veri e propri fortini presidiati da impianti di video sorveglianza e da vedette al fine di prevenire qualsivoglia intrusione da parte di Forze di polizia o comunque da soggetti non autorizzati.

A tal proposito, temendo di essere destinatari di misure cautelari, i sodali non solo trascorrevano talora le notti aggirandosi in prossimità degli uffici di polizia, per monitorare l’eventuale uscita di mezzi che potessero lasciar presagire l’esecuzione di provvedimenti di cattura, ma avevano anche pianificato (dotandosi a tal fine di idonei strumenti tecnici) l’installazione di telecamere in corrispondenza di punti di interesse, tra i quali anche la sede della Squadra Mobile di Catania.

Lombardo era attivamente aiutato da Sebastiano Cavallaro, al quale il Gip ha riconosciuto il ruolo di organizzatore, preposto alla gestione degli affari riconducibili illeciti del gruppo di Salvuccio Jr Lombardo, tra i quali, principalmente, il traffico di un particolare tipo di sostanza stupefacente denominata, in gergo, “amnesia” proprio in relazione agli effetti prodotti sul fisico di chi la assume.

I due sodali potevano altresì contare sulla stabile partecipazione all’organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti di Francesco Cavallaro, Giuseppe Francesco La Rocca, Giuseppe Spartano, Giuseppe Distefano e Renzo Cristaudo. Nei confronti degli ultimi due il Gip, condividendo l’impostazione di questo ufficio, ha ritenuto la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza anche del delitto di associazione di stampo mafioso.

Nel corso delle indagini, a riscontro delle attività tecniche, il 20 novembre 2020, sono stati sequestrati kg. 2,130 della citata sostanza stupefacente e tratti in arresto, in territorio della provincia di Messina, due corrieri che trasportavano la droga che era stata commissionata da Giusi Messina e dal figlio Domenico Alessandro Messina (quest’ultimo già all’epoca dei fatti sottoposto al regime degli arresti domiciliari nel comune di Milazzo).

L’ordinanza emessa dal Gip nei confronti dei due Messina è stata loro notificata nel domicilio di Milazzo.

Nell’abitazione di Francesco Cavallaro, inoltre, in occasione dell’intervento della Squadra Mobile di Catania e del Servizio Centrale Operativo del 28 gennaio 2021 sono stato rinvenuti e sequestrati 22 kg circa di sostanza stupefacente del tipo marijuana, strumenti per la pesatura e materiale atto al confezionamento.

La perquisizione compiuta nell’abitazione dell’indagato Giuseppe Francesco La Rocca e nell’attigua dimora confinante (legata a quella dall’indagato da un filo elettrico che attingeva all’impianto elettrico dell’indagato) ha consentito di rinvenire una vera e propria serra adibita alla coltivazione della marijuana, nella quale si trovavano 73 piantine e tutta l’apparecchiatura necessaria alla cura e alla crescita delle piante.

Il traffico illecito gestito dal clan era certamente molto redditizio così come dimostrato dal sequestro della somma di 188mila euro in contanti.

L’aspetto più interessante dal punto di vista criminale che denota l’elevatissimo grado di pericolosità del gruppo investigato, è certamente quello relativo alla disponibilità di una vera e propria santabarbara ed alla abitudine degli indagati a girare armati.

Come dimostrato in corso di indagine la custodia e la manutenzione dell’arsenale erano affidate a Distefano Giuseppe e a CosteI Suru, alias “Mariu u rumenu”, persone di estrema fiducia e abili nel maneggio delle armi.

Ed è proprio nell’abitazione di Giuseppe Distefano che sono stati sequestrati 4 giubbotti antiproiettile oltre che armi e munizioni:

  • una pistola mitragliatrice 9×19 marca Luger, priva di segni identificativi, corredata da un caricatore privo di munizionamento con silenziatore;
  • una pistola mitragliatrice calibro 7,65 marca Skorpion calibro 7.65 Browing, corredata da un caricatore privo di munizionamento;
  • un fucile mitragliatore calibro 9 marca Sterling modello MK5, corredata da n°2 caricatori a banana ed un silenziatore avvitato alla canna;
  • una pistola semi automatica modello 70 marca Beretta, calibro 7.65, con matricola abrasa, corredata da un caricatore privo di munizionamento;
  • una pistola semi automatica marca Colt, modello Government, calibro 380, corredata da un caricatore priva di munizionamento;
  • una pistola semiautomatica Beretta modello 71 calibro 22 LR, corredata da un caricatore privo di munizionamento;
  • un fucile Beretta modello AR70 Sport, calibro 222R. corredato da un gruppo ottico e due caricatori;
  • un fucile d’assalto tipo Kalashnikov, calibro 7.62 x 39, corredato da un caricatore privo di munizionamento, una busta in plastica trasparente contenente varie cartucce;
  • un fucile d’assalto modello Kalashnikov, calibro 762 x 39 corredato da n° 04 caricatori privi di munizionamento;
  • un fucile d’assalto tipo Kalashnikov, calibro 7.62×39 corredato da caricatore privo di munizionamento ed un sacchetto in plastica contenente n° 51cartucce calibro 762×39.

Nelle pertinenze dell’abitazione di Sebastiano Cavallaro sono state rinvenute e sequestrate:

  • una pistola semi automatica marca Glock mod.20 cal.40sv, matricola parzialmente abrasa completa di caricatore contenente nr.10 cartucce dello stesso calibro;
  • una pistola semiautomatica marca Beretta mod.92 S cal. 9×19, con canna filettata, matricola obliterata;
  • una scatola in cartone per munizioni marca Browing Coult con all’interno 38 cartucce marca Geco cal.380 a.c.p. e inoltre una cartuccia cal.9×19 marca Luger;

Ulteriori dettagli dell’operazione verranno forniti in occasione dell’incontro con la stampa che si terrà domani nella sala “Raciti” del X Reparto Mobile di Catania.


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