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Morta dopo parto cesareo d’urgenza nell’Ennese, assolte due ginecologhe

La donna si era sentita male e si era recata in ospedale dove, sottoposta al tracciato, era emersa la mancanza di battito fetale ed era stato deciso il cesareo, nel corso del quale era sopravvenuta l’emorragia

La Corte d’appello di Caltanissetta ha confermato l’assoluzione pronunciata in primo grado, per due ginecologhe in servizio all’ospedale Basilotta di Nicosia (Enna), in servizio il 4 agosto 2013, quando una partoriente, sottoposta a cesareo d’urgenza era morta per una grave emorragia. La Prima sezione, presidente Giovanbattista Tona, ha quindi assolto per non avere commesso il fatto, le ginecologhe Rosaria Vena e Maria Di Costa, accusate di omicidio colposo e negligenza professionale, a 9 anni dalla morte di Antonella Seminara, di Gangi (Pa), al suo primo parto.

La donna si era sentita male e si era recata in ospedale dove, sottoposta al tracciato, era emersa la mancanza di battito fetale ed era stato deciso il cesareo, nel corso del quale era sopravvenuta l’emorragia.

A carico delle ginecologhe era stata ipotizzata la responsabilità perché non praticarono la proceda dell’isterectomia, ma decisero di far trasferire la paziente in un reparto di rianimazione. Non era stato però trovato alcun posto disponibile a Enna, Caltanissetta, Catania e l’unico reparto di terapia intensiva che poteva ricoverarlo era stato quello di Sciacca. La paziente era stata posta sull’ambulanza in attesa dell’elisoccorso, ma quello del 118 della centrale operativa di Caltanisetta aveva avuto un guasto e la donna era rimasta oltre un’ora sull’ambulanza in attesa dell’elisoccorso intervenuto da Palermo. Seminara era morta durante il volo.

I consulenti del tribunale avevano individuato tra le cause della morte le disfunzioni del servizio sanitario per la mancanza di posti di rianimazione ed i ritardi nell’arrivo dell’eliambulanza. La Corte d’appello ha disposto una nuova perizia collegiale che ha confermato le conclusioni della perizia espletata in primo grado, ed ha rigettato gli appelli che erano stati proposti dai familiari di Antonella Seminara, contro le assoluzioni delle due ginecologhe.


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