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Palermo, perché non possiamo (non) dirci musulmani: la presentazione del volume “Apologia dell’islamismo”

Quest’opera, concepita per celebrare la grandezza dell’Islam, è stata pubblicata per la prima volta nel 1925 dall’editore Formiggini e rivede ora la luce grazie all’opera meritoria della casa editrice La Zisa di Palermo, sempre attenta a riscoprire autentici gioielli ormai da tempo sepolti

Di Islam si parla sempre di più (e spesso a vanvera) senza saperne davvero molto in un Paese in cui l’informazione religiosa è quasi nulla. Per colmare questa lacuna le Edizioni La Zisa di Palermo hanno pubblicato un provocatorio magnifico saggio della grande arabista e islamista Laura Veccia Vaglieri, “Apologia dell’islamismo”, che sarà presentato presso giardino e bistrot Al Fresco, vicolo Brugnò , a Palermo, mercoledì 20 ottobre, alle ore 18.

Si confronteranno: padre Marcello Di Tora, domenicano e noto islamista, e l’altrettanto noto imam Ahmad Abd al Majid Macaluso del Coreis (Comunità Religiosa Islamica Italiana). Modererà il giornalista Davide Romano.

Quest’opera, concepita per celebrare la grandezza dell’Islam, è stata pubblicata per la prima volta nel 1925 dall’editore Formiggini e rivede ora la luce grazie all’opera meritoria della casa editrice La Zisa di Palermo, sempre attenta a riscoprire autentici gioielli ormai da tempo sepolti.

A distanza di quasi un secolo, l’autrice, la celebre arabista e islamista Laura Veccia Vaglieri, ci invita a considerare “l’Islam come religione e come civiltà, ancorate nella perfezione insuperabile e divina del Corano”.

“Dunque, una religione, una rivelazione che (…) conferma e rinnova il messaggio dell’unico e stesso Dio per mezzo di un profeta, Muhammad, che si iscrive nella catena degli inviati o profeti divini che (…) hanno ricordato alle loro rispettive comunità religiose il monito divino alla responsabilità sacrale e spirituale dell’uomo in questo mondo. Quale Monito? (…) “considerare Iddio unico nella Sua sovranità, a Lui sottomettendosi devotamente, a Lui prestare obbedienza nei comandi e nelle proibizioni, facendo il bene e astenendosi dal male””.


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