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Ragusa, ricostruiscono casa a dei poveri: la storia di come è nata una “nuova famiglia”

In un mese e mezzo circa, questi 30 cittadini qualunque hanno investito tempo, denaro e fatica per trasformare un’abitazione diroccata in una vera, confortevole, casa

È una storia dickensiana quella che arriva da Ragusa, dove il Natale è arrivato in anticipo per una famiglia poverissima: una giovane educatrice e un gruppo di una trentina di persone, non potendo più tollerare le condizioni di grave difficoltà in cui questa viveva in una casa senza nemmeno gli infissi, hanno investito tempo e denaro per ricostruirla. “È una storia tutta ragusana – ha raccontato il sindaco della città iblea, Giuseppe Cassì – e perdonerete la mancanza di riferimenti precisi, ma capirete presto. Ormai mesi fa, un’educatrice impegnata a seguire alcuni ragazzi nell’attività di doposcuola, ha notato in uno di loro i segnali inequivocabili di un momento di difficoltà familiare. Un paio di scarpe bucate, per fare giusto un esempio, erano il sintomo di ristrettezze economiche che finivano per toccare inevitabilmente anche il bambino, per questo preso di mira da alcuni compagni. Già qui, questa storia dovrebbe dare a noi genitori, per primi, un insegnamento”.

È la didattica a distanza a confermare cosa c’era dietro quelle scarpe bucate. La videocamera del pc si fa strada nell’abitazione di quella famiglia, e ne svela la povertà estrema: “La cucina ridotta ai minimi termini, le pareti del salotto coi mattoni forati a vista e soprattutto la cameretta del ragazzino inesistente, priva di ogni mobile ma anche di infissi, di pavimento. È stato a quel punto che l’educatrice – lasciatemelo dire: straordinaria! -, che già si era prodigata in regali utili per il bambino, ha iniziato a cercare un contatto con i suoi genitori, a stringere una relazione umana ed empatica con la scusa, ad esempio, di un pensiero per Natale”

Il passaparola è stato immediato ed efficace, tanto da mettere in piedi una rete di 30 persone che, fino a quel momento, in parte “nemmeno si conoscevano tra loro”. Ed ecco l’epilogo: “In un mese e mezzo circa, questi 30 cittadini qualunque hanno investito tempo, denaro e fatica per trasformare un’abitazione diroccata in una vera, confortevole, casa. C’è chi ha elargito donazioni importanti, chi ha regalato mobili, chi si è occupato dello sgombero e del trasloco, chi ha messo a disposizione otto operai e ci sono gli stessi operai stranieri, e lo sottolineo volutamente, che non hanno voluto essere pagati. Conclusi i lavori c’è stata una festa, di cui la torta che vedete in foto è una testimonianza. Con pane fatto in casa e prodotti della terra i genitori del bambino hanno ringraziato la loro “nuova famiglia” e continuano a farlo ancora, perché questa unione straordinaria non si spezza ma anzi si rafforza”.


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