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Sede di Fratelli d’Italia in bene confiscato, il sindaco lo chiude

La polemica era stata alimentata soprattutto dall’associazione antimafia Libera, che aveva ritenuto “inopportuna” la scelta di destinare un bene confiscato alla mafia a un partito politico e non per altri scopi di pubblica utilità

Il circolo di Fratelli d’Italia a Santa Margherita di Belìce, collocato in un immobile parzialmente confiscato alla mafia, di proprietà di Pasquale Ciaccio, condannato per il suo ruolo di boss, chiude i battenti.

A deciderlo, dopo mille polemiche, è stato il sindaco Gaspare Viola che motiva così questa scelta: “E’ stato fatto per ragioni di opportunità”. Un’ordinanza di chiusura in piena regola è arrivata dopo che la prefettura di Agrigento aveva chiesto “chiarimenti” al Comune.

La polemica era stata alimentata soprattutto dall’associazione antimafia Libera, che aveva ritenuto “inopportuna” la scelta di destinare un bene confiscato alla mafia a un partito politico e non per altri scopi di pubblica utilità.

Lo stesso partito di Fratelli d’Italia ha diplomaticamente accolto la decisione del sindaco: “Avevamo già deciso di andare via per evitare ulteriori inutili polemiche”. La cerimonia inaugurale si era svolta il 2 settembre scorso alla presenza, tra gli altri, della portavoce cittadina di Fratelli d’Italia Deborah Ciaccio, nipote di Pasquale Ciaccio, che ha poi manifestato tutta la sua indignazione per gli “ingiusti attacchi subiti”.

Secondo Libera “l’amministrazione comunale, che ha nella disponibilità il bene, avrebbe dovuto adottare un approccio diverso nella gestione di quell’immobile in parte confiscato, per anni rimasto inutilizzato”.

Il sindaco Viola si era giustificato dicendo di “non sapere nulla di quel 25 per cento confiscato” perchè gli uffici comunali non lo avevano informato. E ha pure precisato: “Sono di sinistra ma partecipo a tutte le iniziative che ritengo importanti come l’apertura di un circolo che testimonia comunque la vitalità politica e culturale di una comunità”.


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