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Sistema Montante, l’imputato: “abbiamo lottato contro la mafia”

Per il secondo giorno consecutivo, Antonello Montante ripercorre durante il suo interrogatorio, le principali tappe nella lotta alla mafia intrapresa da Confindustria

Antonello Montante, davanti ai magistrati della Corte d’Appello di Caltanissetta, per il secondo giorno consecutivo, ripercorre durante il suo interrogatorio, le principali tappe nella lotta alla mafia intrapresa da Confindustria. Rispondendo alle domande dei suoi legali, Carlo Taormina e Giuseppe Panepinto, spiega che già nel 2005, l’associazione degli industriali di Caltanissetta, iniziò a costituirsi parte civile in alcuni processi contro la mafia e tra questi quello scaturito dal blitz “Munda Mundis” ai clan di Gela.

L’imprenditore nisseno, rispolvera il codice etico adottato dall’associazione degli industriali di Caltanissetta. “Nel processo scaturito dall’operazione – ha detto Montante – nel quale era imputato anche l’imprenditore Dario Di Francesco, poi indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, fui io a far costituire parte civile Alfonso Cicero, allora presidente dell’Irsap. Quando Cicero cominciò a corteggiarmi, già da tempo avevo avviato la stagione della legalità”.

Montante, insieme ad altri quattro imputati, è sotto processo con l’accusa di associazione finalizzata alla corruzione e accesso abusivo nel sistema informatico. Oggi, l’ex leader di Confindustria è apparso più sereno rispetto a ieri, quando aveva la voce rotta dal pianto. Rompe il silenzio a 3 anni dal suo arresto e dopo essere stato condannato in primo grado dal Gup di Caltanissetta, a 14 anni di reclusione.

“I traditori li avete visti transitare in quest’aula e non è difficile capire chi fossero. Personaggi come Cicero, con il quale stava lottando alla mafia e poi, per ragioni che stiamo cercando di capire, ha preso un’altra strada”. Ha affermato l’avvocato Carlo Taormina, legale di Montante, parlando con i cronisti, al margine del processo in corso nell’aula bunker del carcere di Caltanissetta. “Certamente – ha detto Taormina – non basterà un’altra udienza per sentire Montante e probabilmente ci sarà un confronto con Cicero”. Poi ha aggiunto: “La verità è che in Sicilia avete avuto una grande occasione di liberarvi dalla mafia, ma non ne siete stati capaci e avete preferito trovare il primato dell’essere mafiosi”. Taormina si è poi soffermato sui rapporti tra Montante e i magistrati. “Montante poteva contare sul loro sostegno. Erano intese forti e costanti nella scelta delle iniziative da assumere. Era un appoggio che veniva manifestato in maniera sistematica e continuativa. I magistrati sono state persone particolarmente vicine nelle iniziative che andava assumendo. Ha parlato di Scarpinato, Sava, Lari, Gozzo. Vi erano rapporti istituzionali”. Taormina ha anche aggiunto che l’allora presidente della Regione, Raffaele Lombardo, propose a Montante di ricoprire l’incarico di assessore e al suo rifiuto si rivolse alla Marcegaglia la quale gli rispose che Montante era troppo utile a Confindustria. “I rapporti con la politica – ha concluso Taormina – sono stati moltissimi e tutti di natura istituzionale”.


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