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Sono 250 mila le dosi di AstraZeneca non utilizzate e conservate nei frigoriferi in Sicilia

"La paura di dover sottoporsi al vaccino con Astrazeneca inevitabilmente ha frenato non solo la fascia anagrafica interessata ma ha determinato una ricaduta negativa su ultraottantenni che erano destinatari di altro vaccino"

“In Sicilia è stato immunizzato oltre il 10 % dei siciliani: significa che i cittadini appartenenti a questa categoria di immunizzati hanno ricevuto la prima e la seconda dose, compresi gli 860 cittadini che di dose ne hanno ricevuto solo una perché si sono sottoposti a inoculazione di Johnson & Johnson. Come è noto abbiamo avviato l’open day tre settimane fa per dare forza e impulso alla campagna di vaccinazione e a quella con AstraZeneca, in modo particolare, la cui scorta nei nostri frigoriferi è sempre stata abbondante. L’avere registrato in Sicilia 5 decessi che secondo i mass media potevano essere collegati agli effetti della amministrazione di Astrazeneca, dubbi risultati infondati, ha determinato una comprensibile ma ingiustificata psicosi. La paura di dover sottoporsi al vaccino con Astrazeneca inevitabilmente ha frenato non solo la fascia anagrafica interessata ma ha determinato una ricaduta negativa su ultraottantenni che erano destinatari di altro vaccino”. Ad annunciarlo è il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci incontrando la stampa a Palazzo d’Orleans per fare il punto sulla campagna vaccinale nell’Isola, annunciando anche l’apertura ai vaccini per gli over 50.

Sono 250mila le dosi di AstraZeneca ancora non utilizzate e conservate nei frigoriferi in Sicilia, il dato è stato fornito dal dirigente generale del Dasoe Mario La Rocca: “niente più vaccini tenuti nei frigoriferi per mesi e mesi, niente più scorte rimaste a giacere nei frigoriferi in attesa che si operi questa conversione generale da parte dei cittadini diffidenti – ha detto il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci -. Dobbiamo andare avanti, dobbiamo vaccinare quanta più gente possibile. Abbiamo aspettato abbastanza e nessuno può accusarci di non aver rivolto la prioritaria attenzione alle fasce più deboli e fragili”.


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