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Sparatorie tra clan a Catania: ecco i nomi e le foto dei 14 arrestati

Sono accusati, a vario titolo, di concorso in duplice omicidio, 6 tentati omicidi e porto e detenzione illegale di armi da fuoco in luogo pubblico

Nell’ambito di ampie e complesse indagini coordinate, sin dal verificarsi degli eventi, dalla Procura della Repubblica di Catania – Direzione Distrettuale Antimafia – i Carabinieri del comando Provinciale di Catania, sono stati delegati all’esecuzione di un’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari di Catania nei confronti di 14 persone indagate per le seguenti ipotesi di reato:

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Roberto Campisi, Davide Agatino Scuderi, Michael Agatino Sanfilippo, Giovanni Nicolosi e Rosario Viglianesi.

A) perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive dello stesso disegno criminoso, agendo in numero superiore a cinque persone, assieme a Carmelo Di Stefano e Martino Carmelo Sanfilippo, già sottoposti a custodia cautelare per questa causa, tutti partecipi di un gruppo di fuoco che si contrapponeva all’azione di un sodalizio mafioso rivale, esplodendo all’indirizzo di Luciano D’Alessandro e Vincenzo Scalia numerosi colpi d’arma da fuoco a canna corta e attingendo il primo con un colpo alla regione toracico-laterale sinistra con conseguente lesione della vena giugulare destra e il secondo con tre colpi, di cui due alla regione sopraglutea destra e un altro alla regione lombare paramediana destra con penetrazione del cavo pleurico e consecutiva lesione dei lobi polmonari, cagionavano la morte di questi ultimi.

Con l’aggravante di aver agito per motivi abbietti, avendo commesso il fatto quale ritorsione conseguente a precedenti contrasti insorti tra organizzazioni criminali contrapposte e segnatamente il clan “Cappello” e il gruppo dei “Cursoti Milanesi” cui gli indagati sono affiliati.

Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis c.p. e al fine di agevolare il clan dei “Cursoti Milanesi”.

Con la recidiva specifica e reiterata per Roberto Campisi.

Con la recidiva reiterata nel quinquennio per Scuderi.

Con la recidiva nel quinquennio per Michael Agatino Sanfilippo.

A Catania l’8 agosto 2020.

Roberto Campisi, Davide Agatino Scuderi, Michael AgatinoSanfilippo, Giovanni Nicolosi e Rosario Viglianesi.

B) perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive dello stesso disegno criminoso, agendo in numero superiore a cinque persone, assieme a Carmelo Di Stefano e Martino Carmelo Sanfilippo, già sottoposti a custodia cautelare per questa causa, tutti partecipi di un gruppo di fuoco che si contrapponeva all’azione di un sodalizio mafioso rivale, esplodendo all’indirizzo delle persone offese sotto meglio indicate numerosi colpi d’arma da fuoco a canna corta che le attingevano in diverse parti del corpo, compivano atti idonei a cagionare la morte di queste ultime non conseguendo l’evento per cause indipendenti dalla loro volontà. Segnatamente:

Concetto Alessio Bertucci veniva attinto da un colpo d’arma da fuoco a canna corta al pene;

Luciano Guzzardi veniva attinto da tre colpi d’arma da fuoco a canna corta all’arto inferiore sinistro;

Riccardo Pedicone veniva attinto da tre colpi d’arma da fuoco a canna corta di cui uno alla regione addominale laterale sinistra, uno alla regione addominale inferiore destra e uno alla regione superiore della spalla sinistra;

Gioacchino Spampinato veniva attinto da due colpi d’arma da fuoco a canna corta di cui uno al braccio destro e uno alla gamba destra.

Con l’aggravante di aver agito per motivi abbietti, avendo commesso il fatto quale ritorsione conseguente a precedenti contrasti insorti tra organizzazioni criminali contrapposte e segnatamente il clan “Cappello” e il gruppo dei “Cursoti Milanesi” cui gli indagati sono affiliati.

Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis c.p. e al fine di agevolare il clan dei “Cursoti Milanesi”.

Con la recidiva specifica e reiterata per Roberto Campisi.

Con la recidiva reiterata nel quinquennio per Scuderi.

Con la recidiva nel quinquennio per Michael Agatino Sanfilippo.

A Catania l’8 agosto 2020.

Roberto Campisi, Davide Agatino Scuderi, Michael Agatino Sanfilippo, Giovanni Nicolosi e Rosario Viglianesi

C) perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, agendo in numero superiore a cinque persone, unitamente a Carmelo Di Stefano e Martino Carmelo Sanfilippo già sottoposti a custodia cautelare anche per questa causa, al fine di eseguire i reati di cui ai capi A) e B), detenevano e portavano illegalmente in luogo pubblico diverse armi da fuoco, tra cui una pistola calibro 9×21 e due revolver cal. 38.

Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare il clan dei “Cursoti Milanesi”.

Con l’aggravante del fatto commesso da più persone riunite.

Con la recidiva specifica e reiterata per Campisi e Scuderi.

Con la recidiva nel quinquennio per Michael Agatino Sanfilippo.

A Catania l’8 agosto 2020.

Concetto Alessio Bertucci, Massimiliano Cappello, Salvatore Chisari, Renzo Cristaudo, Gaetano Ferrara, Luciano Guzzardi, Santo Antonino Lorenzo Guzzardi, Salvuccio Junior Lombardo, Gaetano Nobile, Rinaldo Puglisi, Sebastiano Cavallaro

D) perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, agendo in numero non inferiore a tredici persone, Massimiliano Cappello, Luciano Guzzardi, Gaetano Nobile e Salvuccio Junior Lombardo anche quali organizzatori e istigatori del gruppo di fuoco che si contrapponeva all’azione di un sodalizio mafioso rivale e tutti quali partecipi del medesimo gruppo di fuoco, esplodendo all’indirizzo di Martino Carmelo Sanfilippo un colpo d’arma da fuoco a canna corta e all’indirizzo di Rosario Viglianesi tre colpi d’arma da fuoco a canna corta che li attingevano, rispettivamente, alla regione sotto glutea destra (Sanfilippo) e al gluteo e agli arti inferiori (Viglianesi), compivano atti idonei a cagionare la morte di questi ultimi non conseguendo l’evento per cause indipendenti dalla loro volontà.

Con l’aggravante di aver agito per motivi abbietti avendo commesso il fatto quale ritorsione conseguente a precedenti contrasti insorti tra organizzazioni criminali contrapposte e segnatamente il gruppo dei “Cursoti Milanesi” e il clan “Cappello” cui gli indagati sono affiliati.

Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis c.p. e al fine di agevolare il clan “Cappello”.

Con la recidiva specifica, reiterata e nel quinquennio per Santo Guzzardi.

Con la recidiva specifica e reiterata per Nobile, Cappello, Luciano Guzzardi, Bertucci, Spampinato, Puglisi.

Con la recidiva reiterata e nel quinquennio per Gaetano Ferrara, Rocco Ferrara e Salvatore Chisari.

Con la recidiva specifica per Bertucci.

Con la recidiva per Lombardo.

A Catania l’8 agosto 2020.

Concetto Alessio Bertucci, Massimiliano Cappello, Salvatore Chisari, Renzo Cristaudo, Gaetano Ferrara, Luciano Guzzardi, Santo Antonino Lorenzo Guzzardi, Salvuccio Junior Lombardo, Gaetano Nobile, Rinaldo Puglisi, Sebastiano Cavallaro

E) perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, agendo in numero non inferiore a tredici persone, al fine di eseguire il reato di cui al capo D), detenevano e portavano illegalmente in luogo pubblico almeno due pistole riconducibili al calibro 7,65.

Con l’aggravante del fatto commesso da più persone riunite.

Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare il clan “Cappello” di Catania.

Con la recidiva specifica, reiterata e nel quinquennio per Santo Guzzardi.

Con la recidiva specifica e reiterata per Cappello, Luciano Guzzardi, Bertucci, Spampinato, Puglisi, Rocco Ferrara.

Con la recidiva reiterata e nel quinquennio per Gaetano Ferrara e Salvatore Chisari.

Con la recidiva reiterata per Nobile.

Con la recidiva per Lombardo e Bertucci.

A Catania l’8 agosto 2020

 

Le indagini hanno consentito di ricostruire gli accadimenti e di definire le responsabilità personali in ordine ai gravissimi fatti di sangue avvenuti a Catania in data 8 agosto 2020, quando un nutrito gruppo di soggetti, costituito sia da semplici affiliati che da esponenti di vertice delle organizzazioni mafiose dei “Cursoti Milanesi” e del clan “Cappello”, entrambe operanti nel territorio etneo, decideva deliberatamente di affrontarsi in armi sulla pubblica via, causando due morti e diversi feriti. Esito che poteva essere ben più grave se si considera che il gravissimo episodio si verificava nelle ore serali del mese estivo di agosto e soprattutto nel popoloso quartiere di Librino, nei pressi di un comparto abitativo caratterizzato da un’elevata densità popolare ove i residenti sono soliti stazionare su suolo pubblico.

Le prime risultanze investigative, oltre a fornire una iniziale ricostruzione dell’accaduto e a condurre all’individuazione di alcuni soggetti coinvolti nel conflitto a fuoco, consentivano  l’emissione, in data 16.8.2020, di due ordinanze di convalida di fermo di indiziato di delitto e di applicazione della custodia in carcere nei confronti, rispettivamente, di Carmelo Di Stefano, considerato l’elemento apicale del gruppo mafioso dei Cursoti Milanesi, e di Martino Carmelo Sanfilippo, altro esponente della medesima organizzazione criminale nonché uomo di fiducia di Di Stefano.

Dopo l’emissione dei provvedimenti cautelari, l’attività di indagine proseguiva senza soluzione di continuità giovandosi, tra l’altro, sia della collaborazione con la giustizia già avviata da Martino Carmelo Sanfilippo, sia di quella intrapresa da altri partecipanti al cruento episodio delittuoso. Ciò permetteva di disporre di gravissimi elementi indiziari, temi di indagine e spunti investigativi derivanti dalle propalazioni di soggetti legati ad entrambi i gruppi mafiosi che si erano contrapposti nel corso dei gravi fatti di sangue. Questo duplice e speculare compendio informativo consentiva, quindi, di espandere notevolmente il panorama investigativo a cui dedicarsi e allo stesso tempo di confrontare le differenti narrazioni dei fatti beneficiando di un ampio margine contenutistico per verificarne l’attendibilità intrinseca e la veridicità.

Per quanto, come era naturale attendersi, il contenuto delle dichiarazioni dei collaboratori riflettesse inevitabilmente la specifica posizione rivestita, il particolare punto di vista e l’esperienza personalmente vissuta da ciascuno di essi, il narrato si rivelava reciprocamente convergente e sostanzialmente sovrapponibile sia avuto riguardo al nucleo e ai punti essenziali riguardanti la ricostruzione degli avvenimenti sia quanto ai soggetti coinvolti e resisi responsabili delle azioni delittuose. La valenza del quadro probatorio era ulteriormente rafforzata dalla circostanza, rilevantissima, che la ricostruzione proveniva da soggetti facenti parte delle due fazioni contrapposte che non avevano avuto rapporti tra loro e che, quindi, non potevano in alcun modo aver concordato quanto dagli stessi riferito in sede di istruttoria.

In un’indagine complessa e articolata come quella in esame, condotta per lo più mediante  attività di acquisizione probatoria e investigativa tradizionale, i collaboratori di giustizia venivano esaminati necessariamente più volte, sia per la necessità di riscontrare i dati investigativi che sopraggiungevano nel corso dell’attività di polizia giudiziaria o emergevano dagli accertamenti tecnici, sia al fine di verificare costantemente la stessa attendibilità dei dichiaranti e stimolarne ulteriormente il ricordo per acquisire nuovi ed ulteriori elementi di indagine.

I collaboratori di giustizia, ciascuno con riferimento al gruppo criminale a cui era appartenente o si era comunque unito nell’occasione descrivevano e raccontavano l’antefatto della vicenda, il contrasto insorto tra Carmelo Di Stefano e Gaetano Nobile nonché quello tra Salvuccio Junior Lombardo e Giorgio Campisi, le fasi organizzative della spedizione e la dinamica effettiva del conflitto a fuoco. Il copioso materiale dichiarativo si rivelava pienamente congruo e corrispondente alle risultanze acquisite nel corso delle indagini.

In particolare, le dichiarazioni di Martino Carmelo Sanfilippo, permettevano l’identificazione di ulteriori indagati, componenti del gruppo armato dei Cursoti Milanesi, sino a quel momento ancora non individuati, i quali, sottoposti ad interrogatorio, di fronte a precise contestazioni, ammettevano la loro presenza sul luogo dei fatti esibendo, alcuni, financo le lesioni riportate a seguito dei colpi d’arma da fuoco ricevuti.

Fondamentali, inoltre, si rivelavano le risultanze degli accertamenti balistici e medico-legali che riscontravano la veridicità delle dichiarazioni dei collaboratori in ordine alla tipologia delle armi utilizzate e alle specifiche condotte avute da numerosi indagati, fornendo, altresì, elementi decisivi per l’individuazione degli esecutori materiali dei due omicidi.

Dirimente, poi, per la corretta ricostruzione delle diverse fasi in cui si era articolato il conflitto a fuoco, è stato il video rinvenuto all’interno del telefono cellulare di Giovanni Scalia, padre di Vincenzo Scalia, raffigurante parte dell’azione delittuosa ancora in corso di consumazione e che consentiva di comprendere che la fattispecie delittuosa e la stessa azione omicida si era articolata quantomeno in due fasi.

In sostanza, come già era emerso, si era trattato di un vero e proprio scontro armato tra esponenti del clan Cappello e dei Cursoti Milanesi originato in seguito al verificarsi di diversi e distinti episodi di contrasto accaduti nei giorni e nelle ore immediatamente precedenti i fatti, episodi che avevano nutrito e acuito una radicata e storica contrapposizione tra i due clan, sfociata, infine, nella spedizione organizzata da esponenti di rilievo del clan Cappello nei confronti di Carmelo Di Stefano e del gruppo di soggetti a lui vicini appartenenti al clan dei Cursoti milanesi.

Il Giudice per le indagini Preliminari presso il Tribunale di Catania, pertanto, ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di:

  1. Roberto Campisi, nato a Catania il 31 marzo 1970, per i capi A-B-C;
  2. Massimiliano Cappello, nato a Catania il 12 agosto 1967, per i capi D-E;
  3. Sebastiano Cavallaro, nato a Catania il 2 gennaio 1992, per i capi D – E;
  4. Renzo Cristaudo, nato a Catania il 10 agosto 1993, per i capi D-E;
  5. Gaetano Ferrara, nato a Catania il 16 ottobre 1987, per i capi D-E;
  6. Luciano Guzzardi, nato a Catania il 31 marzo 1964, per i capi D-E;
  7. Santo Antonino Lorenzo Guzzardi, nato a Catania il 21 luglio 1992, per i capi D-E;
  8. Salvuccio Junior Lombardo, nato a Catania il 9 giugno 1994, per i capi D-E;
  9. Giovanni Nicolosi, nato a Catania il 21 giugno 2001, per i capi A-B-C;
  10. Gaetano Nobile, nato a Catania il 10 novembre 1985, per i capi D-E;
  11. Rinaldo Puglisi, nato a Catania il 4 gennaio 1975, per i capi D-E;
  12. Michael Agatino Sanfilippo, nato a Catania il 12 ottobre 1999, per i capi A-B-C;
  13. Davide Agatino Scuderi, nato a Catania il 4 novembre 1974, per i capi A-B-C;
  14. Rosario Viglianesi, nato a Catania il 5 agosto 1999, per i capi A-B-C.

Dopo le formalità di rito gli arrestati sono stati condotti presso le strutture penitenziarie ove verranno sottoposti ad interrogatorio a norma dell’articolo 294 cpp.


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