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Tangenti alla motorizzazione, 17 condanne in appello

In 5 sono stati assolti

La prima sezione della Corte d’appello di Palermo ha condannato diciassette imputati, assolvendone altri cinque, appartenenti a un gruppo che avrebbe trasformato la Motorizzazione civile del capoluogo siciliano in una sorta di agenzia privata di disbrigo pratiche a favore degli amici e dei raccomandati, dietro il pagamento di tangenti, modificando carte di circolazione e libretti in violazione della legge e con dispregio delle regole elementari di sicurezza della circolazione.

Regista delle operazioni sarebbe stato il funzionario Luigi Costa, che ha avuto 11 anni, 2 mesi e 20 giorni, con un lieve ritocco al rialzo dopo il ricorso della Procura: Costa era stato sorpreso con 590 mila euro in contanti nascosti in camera da letto, dietro un armadio, dopo essere stato ripreso, nei bagni del suo ufficio, mentre contava il denaro delle tangenti. L’indagine era stata condotta dalla Polizia stradale, con l’ausilio di telecamere e microspie, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Sergio Demontis e dei pm Giulia Beux e Vincenzo Amico. Secondo l’accusa il gruppo avrebbe “sistemato” carte di circolazione con fittizi cambi di destinazione d’uso dei veicoli, collaudi di impianti Gpl e immatricolazioni di mezzi esteri o dismessi dalle forze dell’ordine in Toscana, Lazio e Trentino Alto Adige. Col rito abbreviato e dunque con lo sconto di pena di un terzo, il collegio presieduto da Adriana Piras ha condannato, oltre a Costa, la sua collega Giovanna Passavia: anche per lei una pena molto alta, 11 anni e 2 mesi; e poi Alfredo Gioietta, che ha avuto 5 anni, 8 mesi e 10 giorni; Giuseppe Calabrese (3 anni e 8 mesi); Rosario Domenico Antonio Crapa 3 anni e 10 mesi; Maurizio Caruso 4 anni e 6 mesi; Giuseppe Gullo, 3 anni; Rosario Rubino, 6 anni e 2 mesi; Nadia Avitabile 3 anni; Gerlando Cracolici 3 anni e 10 mesi; Jordan Peli 2 anni e 2 anni e 6 mesi a Daniele Cammarata; 3 anni e 6 mesi ad Antonio Gelsomino; 7 a Giuseppe Palermo, 3 a Nicolò Bonelli e Lelio Calabrese (per loro “reformatio in pejus”, dopo l’assoluzione davanti al Gup). Infine 3 anni, 9 mesi e 10 giorni a Salvatore Caravello. Assolti invece Filippo Maniscalco (era stato condannato in primo grado a 3 anni e 6 mesi), Walter Bacile, Francesco Caponetto, Giancarlo Ferraro, Michelangelo Fricano.


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