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Trafficante di migranti “per errore”, al via il pocesso di appello a Palermo

Il caso è eclatante perché il falegname eritreo fu estradato nel 2016 in quanto ritenuto capo senza scrupoli di una banda transnazionale che si occupa della tratta di migranti tra l'Africa e l'Europa

E’ iniziato stamattina, dinanzi alla Corte d’assise di Palermo, il processo d’appello nei confronti di Tesmafarian Behre, falegname eritreo accusato di un singolo episodio di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e condannato a 5 anni in primo grado. Il caso è eclatante perché il falegname eritreo fu estradato nel 2016 in quanto ritenuto ‘Il Generale’ Mered Medhanie Yedhego, capo senza scrupoli di una banda transnazionale che si occupa della tratta di migranti tra l’Africa e l’Europa.

Dopo tre anni di processo di primo grado, in cui la procura aveva chiesto la condanna a 14 anni, la Corte d’assise nel luglio 2019 aveva però riconosciuto l’errore di persona, emettendo la condanna a 5 anni per un singolo episodio di favoreggiamento.

Stamattina affrontando le questioni preliminari, sia l’accusa, rappresentata dai pg Sergio Barbiera e Claudia Bevilacqua, sia la difesa di Behre, rappresentata dal legale Michele Calantropo, hanno chiesto la riapertura dell’istruttoria dibattimentale.

La difesa, che già in primo grado aveva sostenuto l’errore di persona, ha inoltre formulato richiesta di improcedibilità dell’accusa perché “fondata su una ricostruzione – ha detto – non rispondente alle prove acquisite nel corso del giudizio di primo grado”.

La Corte – presidente Fabio Marino e Pietro Pellegrino giudice a latere – ha rinviato il processo al prossimo 6 ottobre per sciogliere la riserva sulle richieste avanzate dalle parti.


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