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Vendevano posti di lavoro alla Regione a 15mila euro l’uno, 2 condanne

Le trattative, quasi sempre, venivano svolte da genitori o nonni dei disoccupati che venivano illusi con un falso ordine di servizio nel quale si assegnavano le mansioni alle dipendenze dell’ente. Almeno sette i casi riusciti

Secondo il giudice vendevano posti di lavoro alla Regione. Per farsi assumere alle dipendenze del Museo archeologico “Pietro Griffo”, della Biblioteca Luigi Pirandello o del Parco archeologico di Agrigento, bastava pagare 15mila euro. Il giudice monocratico di Agrigento, Andrea Terranova, ha condannato a 9 mesi di reclusione Giuseppe Lo Brutto, 46 anni di Canicattì, protagonista negli anni scorsi di una vicenda giudiziaria simile. Sei mesi a Michele Ferro, 60 anni, di Favara. Assoluzione, invece, per la moglie di quest’ultimo, Giuseppa Pullara, 60 anni.

I tre imputati (difesi dagli avvocati Diego Giarratana e Valentina Fabbrica) erano accusati di falso e truffa. Il personaggio chiave dell’inchiesta è Lo Brutto che, negli anni scorsi, sarebbe riuscito a truffare una serie di impiegati e vigili urbani “vendendo” loro una serie di esami universitari che valsero una laurea telematica, identica a quella tradizionale per legge, rigorosamente inesistente. Questa volta, sostiene l’accusa, avrebbe alzato il tiro assicurando, a chi versava al gruppo, del quale facevano parte altre due persone nei cui confronti la querela è stata ritirata, una cifra di 15.000 euro.

Lo Brutto, persona molto distinta con un’istruzione elevata, si sarebbe finto avvocato (in realtà è solo laureato in giurisprudenza) nonché funzionario della società “Servizi ausiliari Sicilia”, realmente esistente, che si occupa, fra le altre cose, di reclutare personale per gli enti pubblici. Con la complicità di Ferro e Pullara (quest’ultima lavorava in un patronato) in cambio di soldi, versati a titolo di formazione e intermediazione, secondo l’ipotesi della procura che in parte non ha retto al vaglio del processo, avrebbe promesso e fatto sottoscrivere falsi contratti di assunzione alla Biblioteca Museo “Pietro Griffo”. Le trattative, quasi sempre, venivano svolte da genitori o nonni dei disoccupati che venivano illusi con un falso ordine di servizio nel quale si assegnavano le mansioni alle dipendenze dell’ente. Almeno sette i casi riusciti fra l’aprile e il maggio del 2015.

In alcune circostanze, i lavoratori sarebbero stati persino inseriti nel turno di lavoro perché il direttore del museo non aveva compreso che si trattava di una truffa. La denuncia era stata presentata dalla Sas a seguito della segnalazione dei funzionari che ricevevano le richieste di inserimento delle giovani vittime nel ruolo dei lavoratori, tramite ordini di servizio e contratti contraffatti. La società si è costituita parte civile con l’assistenza degli avvocati Massimo Motisi e Marco Aricò e ha ottenuto la condanna al pagamento dell’importo di 5000 euro per lesione all’immagine. Ulteriori risarcimenti sono stati riconosciuti in favore delle vittime del raggiro, difese dall’avvocato Nicola Grillo.


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