E di Vito Lo Iacono il corpo rinvenuto il 20 giugno a San Ferdinando, in Calabria. Lo Iacono era il comandante del peschereccio Nuova Iside, partito per una battuta di pesca da Terrasini e scomparso nella notte tra il 15 e il 16 maggio.
Il mare aveva restituito i corpi di altri due componenti dell’equipaggio mentre, fino ad oggi, risultava ancora disperso quello del comandante. La conferma arriva dall’esame del Dna disposto dalla Procura di Palmi.
La consulenza dei professori Francesco Introna e Pietro Tarzia e della dottoressa Alessia Leggio, incaricati dalla Procura palmense, è giunta il 7 dicembre arrivata sul tavolo del procuratore aggiunto di Palermo, Ennio Petrigni e del sostituto Vincenzo Amico, i pm della Procura di Palermo che coordinano le indagini per per naufragio, omicidio colposo e omesso soccorso.
L’ipotesi è che il Nuova Iside in seguito al “contatto” con la petroliera Vulcanello del gruppo Augusta due-gruppo Mednav. Sono iscritti nel registro degli indagati il comandante della petroliera, due membri dell’equipaggio che risultavano di servizio in plancia la notte del presunto incidente e l’armatore. Il relitto del peschereccio di Terrasini è stato individuato, dalla Marina Militare, a 1360 metri di profondità, a 30 miglia dalla costa palermitana. L’equipaggio era composto da tre persone: Giuseppe Lo Iacono, 33 anni, Matteo Lo Iacono, 53 anni e Vito, 26 anni.
“E’ incredibile. Erano passati 5 mesi dal ritrovamento del corpo in Calabria e due da quando la madre di Vito ha fornito il campione di Dna alla Procura di Palmi. Tanto tempo di silenzio e di angoscia che abbiamo dovuto spezzare chiedendo formalmente notizie il 23 novembre: oggi non ci sono lacrime sufficienti per Rosalba Cracchiolo e i familiari di Vito Lo Iacono”. L’indignazione anima le parole espresse all’Agi da Aldo Ruffino, legale della famiglia Lo Jacono, spezzata dall’affondamento del Nuova Iside, avvenuto tra il 12 e il 13 maggio scorsi.
Oggi la Procura della Repubblica di Palermo ha comunicato ai legali delle vittime che i resti rinvenuti l’11 giugno a San Ferdinando, Calabria, appartengono a Vito Lo Iacono, il comandante del peschereccio scomparso durante una battuta di pesca e dato fino a oggi per disperso. Un riscontro – l’incrocio tra il campione di Dna prelevato dal cadavere e quelli forniti dalla madre e dalla sorella del comandante – che è stato depositato dalla Procura di Palmi il 23 novembre: lo stesso giorno in cui l’avvocato Aldo Ruffino, per conto di Rossana Cracchiolo (madre di Vito Lo Iacono) aveva depositato una istanza proprio per conoscere l’esito dell’esame
Nello scorso settembre si erano svolte le operazioni, durate due giorni, per la verifica sulle sovrapitturazioni effettuate sulla petroliera Vulcanello dopo la presunta collisione con il peschereccio Nuova Iside della marineria di Terrasini scomparso in mare la notte del 12 maggio e dove sono morti Giuseppe e Matteo Lo Iacono. Nelle relazioni dei periti della procura c’è scritto che sono quattro i rumori registrati dai microfoni del voyage data recorder della Vulcanello che farebbero pensare ad una collisione tra le due imbarcazioni avvenute al largo di San Vito Lo Capo.
Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dal pm Vincenzo Amico. Nell’inchiesta sono quattro gli indagati: il comandante della petroliera “Vulcanello”, l’armatore della società “Augustadue” e due ufficiali. Le ipotesi di reato sono omicidio colposo, sommersione di nave e omesso soccorso.
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