fbpx

In tendenza

La storia di Amel: amazzone non vedente che nei cavalli ha scoperto la felicità

Amel ama Siracusa, la città in cui pratica il suo sport preferito. Ma non risparmia all'Amministrazione le critiche in termini di accessibilità e inclusività

Amel Mokni è un’amazzone non vedente. Ha 27 anni e ha una personalità molto determinata che la rende unica. Una donna con una forza d’animo potente, contrariamente a quello che qualcuno potrebbe pensare a causa della sua disabilità.

Lei è bella, ambiziosa e molto sorridente. Ma lo è molto di più quando cavalca il suo amato Axel, il cavallo che le regala emozioni, empatia, gioia e soddisfazioni sportive. Diventare amazzone per Amel è sempre stato un sogno, sin da bambina, quando tutti le dicevano che a causa della cecità non ce l’avrebbe mai fatta. Ma lei, testarda e coraggiosa, non si è arresa. E oggi, nelle cavalcate, ha scoperto la felicità.

“Frequento da un anno la SIS, il maneggio in città. Inizialmente avevo timore di non essere compresa e di trovarmi male, ma sono stata subito accolta – dice Amel -. Fin da subito tutti, incluso il mio istruttore, hanno creduto in me e non hanno dato peso al mio handicap. Grazie a loro ho imparato che la mia disabilità é una caratteristica che mi distingue dalla massa e non un’etichetta che mi associa a una determinata categoria. Sin da bambina ho sempre sognato di praticare questo sport, ma sono sempre stata convinta, da altri, che non faceva per me proprio a causa dei miei occhi deboli e sensibili. Ora io e i cavalli siamo una cosa sola! Loro sono animali molto intelligenti: capiscono tutto e subito. Non c’è bisogno di parlare; ti osservano e pian piano iniziano a capirti. Memorizzano tutto: il tuo odore, la voce, i passi e il modo di comunicare. Capiscono se sei in difficoltà e, a loro modo, cercano di aiutare. A me hanno aiutato molto e se sono ancora qui è proprio grazie a loro”. Che la amano così com’è, senza pregiudizi.

Amel ama Siracusa, la città in cui pratica il suo sport preferito. Ma non risparmia all’Amministrazione le critiche in termini di accessibilità e inclusività.

“Siracusa è una città bellissima. Da cittadina mi sento orgogliosa, ma sento anche che manca qualcosa che renderebbe la nostra città ancora più accogliente. Come primo punto, parliamo di una cosa fondamentale: la sensibilizzazione. In Sicilia siamo noti per la calorosa accoglienza. Ma c’è anche da dire che per quanto riguarda la disabilità, siamo un po’ indietro. Mi piacerebbe che “almeno nella mia città” iniziassimo a sensibilizzare attraverso l’informazione. Spesso – racconta quando passeggio con il mio compagno e il nostro cane di famiglia, percepisco gli sguardi delle persone. Sicuramente non lo fanno con cattiveria ma solo per curiosità; questo accade perché la gente non conosce il mondo della disabilità e soprattutto il mondo della cecità o ipovisione. A volte vengo anche fermata dai più curiosi che mi chiedono a cosa serva il bastone bianco. E io lo spiego, ma sarebbe più interessante dedicare un momento formativo per “educare” in senso positivo il cittadino. Questo vale anche per luoghi più formali: uffici pubblici, scuole (di ogni ordine e grado) e scuole guida. Quest’ultima mi preme particolarmente in quanto ho rischiato incidenti stradali causate dalla disattenzione di alcuni pirati della strada. E ciò accade sia perché le persone non conoscono gli ausili delle persone non vedenti e sia perché non esiste alcuna legge che obblighi l’automobilista a fermarsi per dare la precedenza alla persona munita di bastone bianco. Sarebbe dunque utile fare informazione anche in quell’ambito”.

Altro punto, i trasporti pubblici. Meglio di prima ma… Gli autobus dovrebbero essere forniti di assistente vocale che indica le fermate per agevolare l’autonomia della persona – dice Poi, io per andare al maneggio mi sposto con il pulmino dell’unione ciechi, ma non è sempre disponibile perché ci sono altri soci, oltre me, che hanno bisogno e spesso mi trovo costretta a rinunciare alla mia lezione non avendo altri mezzi per raggiungere il maneggio. E lo stesso vale anche per qualsiasi altra persona disabile che si trova svantaggiata in partenza. Sarebbe interessante anche creare eventi in cui le associazioni che sostengono le persone con disabilità offrano feedback della città stessa e che facciano anche provare esperienze ai cittadini. Un esempio può essere un percorso in sedia a rotelle o con il bastone bianco. Non dovrà essere usato come un gioco, ma un modo per mettersi anche in empatia con le persone in difficoltà. Spesso l’essere umano, pensa di essere immune a tutto. Ma, tutto può succedere. Per un incidente o malattie, si può perdere l’uso degli arti o di uno dei cinque sensi. Con questo non voglio sembrare pessimista, ma, realista. La vita può nasconderci tante sorprese.”


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni