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Petrolchimico Siracusa, presentato dossier per Area di crisi industriale complessa. Musumeci: “Adesso tocca a Roma”

Nel dossier della Regione sono indicati i fattori di crisi per le imprese, tra cui "l'elevato costo delle materie prime, che risulta superiore a quello che le imprese in altre aree geografiche devono sostenere"

Presentato alla Camera di commercio di Siracusa il dossier elaborato dal governo regionale che sarà inviato al ministro per lo Sviluppo economico per il riconoscimento dell’area di crisi della zona industriale. Il documento è stato firmato alla presenza del presidente della Regione, Nello Musumeci, dell’assessore alle Attività produttive, Mimmo Turano, e dell’assessore all’Energia, Daniela Baglieri, da sindaci 11 Comuni del Siracusano: Augusta, Cassaro, Ferla, Melilli, Sortino Priolo Gargallo, Avola, Canicattini Bagni, Floridia,  Siracusa e Solarino. Tra le aziende che hanno firmato il documento ci sono Versalis, Sonatrach, Erg, Sasol, Air liquid, Lukoil, Confindustria Siracusa e l’Autorità portuale della Sicilia orientale. L’obiettivo è ricevere risorse finanziarie per abbattere i costi delle materie prime per le aziende che operano nel Polo petrolchimico di Siracusa, interessato da una crisi economica appesantita dall’emergenza sanitaria. Nel dossier della Regione sono indicati i fattori di crisi per le imprese, tra cui “l’elevato costo delle materie prime, che risulta superiore a quello che le imprese in altre aree geografiche devono sostenere”.

Il Polo industriale della provincia di Siracusa è rappresentato dall’area produttiva che influisce in modo sostanziale sulla produzione di valore aggiunto e sull’export regionale e si caratterizza per la presenza di diverse aziende produttive che impiegano migliaia di lavoratori (ca. 7.500 persone). Ormai da diversi anni, il settore sta attraversando un periodo di stagnazione che ha portato al ridimensionamento di alcuni impianti. Più di recente, tale situazione sta interessando anche le aziende di dimensione più rilevante rischiando di determinare una crisi complessa di vasta dimensione.

Per questo, il settore deve essere orientato e supportato per garantire i necessari livelli di innovazione, puntando a prodotti che assicurino una maggiore sostenibilità sociale ambientale ed economica, in linea con quanto previsto dalla nuova politica energetica prevista dal Piano Energia e Clima 2030 (Pniec 2030) e dagli obiettivi di neutralità carbonica al 2050 espressi dall’Unione Europea con il Green Deal e dalla recente adozione del pacchetto climatico da parte della Commissione Europea denominato “Fit for 55”. In particolare le aziende si dovranno confrontare con la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 55% rispetto ai livelli del 1990, con l’obiettivo di arrivare alla “carbon neutrality” per il 2050.

L’obiettivo dell’area di crisi industriale complessa è quello di favorire la riconversione del Polo, attraverso investimenti significativi sia infrastrutturali sia di innovazione; promuovere un sistema energetico integrato, efficiente e interconnesso e lo sviluppo di fonti energetiche a maggiore sostenibilità ambientali, per migliorare l’efficienza energetica dei processi e la resa delle raffinerie e degli stabilimenti chimici e infine favorire lo sviluppo di nuovi investimenti per il miglioramento  energetico e produttivo, con l’obiettivo di incrementare l’efficienza energetica e i processi di ottimizzazione dei consumi energetici affinché i costi per la transizione energetica non diventino un elemento “killer” per la competitività sui mercati internazionali di tali asset, già fortemente compromessa.

L’industria siracusana – come ribadito a più riprese oggi – risulta essere fondamentale per l’economia regionale: nello specifico, nell’industria manifatturiera siracusana sono impiegati oltre 9.000 addetti di cui ben 2.000 circa nel settore della raffinazione del petrolio e nella fabbricazione di prodotti chimici. In termini di valore aggiunto, la Provincia di Siracusa è quella in cui l’industria manifatturiera incide maggiormente sul valore aggiunto di tutte le attività economiche, con un valore pari all’8,6% (+3,1% rispetto al dato regionale). Scendendo in dettaglio, il valore aggiunto per addetto alla manifattura nella Provincia di Siracusa è pari a circa 61mila euro all’anno.

Ad oggi, gli elementi che stanno conducendo l’area in una crisi generalizzata sono molteplici: il primo fra di essi è l’elevato costo delle materie prime, che risulta superiore a quello che le imprese in altre aree geografiche devono sostenere; non sono da sottovalutare inoltre, il costo dell’energia (nove volte superiore a quello del Medio Oriente) – in Sicilia vi è un prezzo più elevato rispetto ad altre aree geografiche –, ma anche il costo del lavoro, (due volte superiore a quello del Medio Oriente) che è anche più elevato rispetto a quello che sostengono le altre imprese.

L’elemento che però, più di tutti, sta rendendo il sistema produttivo non competitivo, è il prezzo della CO2. Le imprese operanti nell’UE sono costrette a pagare in base alla quantità di CO2 emessa durante i processi produttivi. Tale costo è variabile in funzione del prezzo che assume la CO2, il quale è passato da 26€/tonnellata nel 2019 a circa 60€/tonnellata oggi.

Al di fuori dell’UE, infatti, le imprese non devono sostenere tali costi, il che sta rendendo sempre meno competitive le aziende del settore e in particolare quelle che operano nel Polo Industriale di Siracusa; ne deriva la necessità di avviare e sostenere un vero e proprio processo di transizione ecologica.

Al fine di riconvertire la produzione industriale e quindi renderla più sostenibile, le principali imprese del Polo stanno avviando un percorso di progettualità, con investimenti complessivi superiori ai 3 miliardi di euro. Tutti gli interventi hanno come obiettivo quello di avviare un processo di decarbonizzazione produttiva affiancato da un miglioramento dell’efficienza energetica mediante la sostituzione progressiva delle fonti fossili con materie prime rinnovabili o circolari a minor impatto ambientale.

Il riconoscimento di Area di Crisi Industriale Complessa da parte del Mise permetterebbe dunque l’attivazione di risorse finanziare pubbliche dedicate, necessarie ad abbattere i costi di investimento delle imprese. In particolare si parla di legge 181/89, Contratto di Sviluppo, Accordi di Innovazione e Fondo di Transizione Industriale. A questi potrebbero essere aggiunti anche altri finanziamenti come quelli europei, come ad esempio Horizon Europe, i fondi Bei e quelli del Pnrr. A tali fondi inoltre, si potrebbero aggiungere le risorse finanziare di Cassa Depositi e Prestiti, ovvero il Fondo per la Crescita Sostenibile e il Fondo per l’Innovazione Tecnologica.

Il mancato riconoscimento di Area di Crisi Industriale Complessa determinerebbe l’impossibilità di attivare i fondi dedicati a supporto della progettualità privata. La mancanza del supporto pubblico potrebbe determinare la chiusura anche di una sola unità produttiva del Polo mettendo a rischio l’intero sistema produttivo di Siracusa.

Gli effetti diretti e indiretti potrebbero avere ripercussioni devastanti sui livelli di occupazione, sul sistema di approvvigionamento e sul sistema produttivo. La minore produzione porterebbe nel giro di pochissimo tempo ad una forte contrazione della domanda aggregata di consumo e di investimenti, con un impatto negativo stimabile intorno al – 0,5% del Pil regionale e con ripercussioni laceranti sul tessuto sociale dell’intera area dovute al forte incremento del tasso di disoccupazione.

Ma non è mancata qualche piccola polemica. I sindaci di Lentini, Carlentini e Francofonte hanno protestato perché i tre Comuni non sono stati inseriti nel dossier. “Abbiamo sempre detto – ha affermato l’assessore regionale alle Attività produttive, Turano – che non abbiamo nessuna difficoltà ad inserire anche loro. Ma voglio portare un documento che rispetti la normativa attuale diversamente potrei offrire fianco ad eventuali bocciature che la Regione non vuole.  Sapere che questa zona è già quasi in crisi e andrà in crisi e non pensare di trovare un rimedio significa immaginare una nuova Ilva, e noi questo non lo vogliamo perché anche il sistema siciliano ne avrebbe un nocumento. Se pensa che il Pil della provincia di Siracusa la presenta lo 0,5 dell’intera regione significa significa che se il polo industriale va in crisi tutta la Sicilia ha un grave danno“.  Sulla protesta è intervenuto anche il presidente della Regione: “Noi siamo disponibilissimi ad incontrare i sindaci, dobbiamo ovviamente obbedire ai parametri fissati dalla normativa nazionale perché altrimenti il banco salta e non verrà riconosciuta la nostra proposta di istituzione di area di crisi complessa. Valuteremo con i tecnici se ne esistono le condizioni. Per noi non cambia l’importante è che Roma non bocci la proposta“.

Alla fine dal governo regionale è arrivata l’apertura al tentativo di inserire anche i tre comuni a nord della provincia, anche se la strada appare ardua e i tempi molto stretti. Il dossier, infatti, sarebbe stato portato in Giunta regionale per la sua approvazione nella giornata di domani, ma l’assessore Turano, proprio per venire incontro alle richieste di Lentini, Carlentini e Francofonte ha preso tempo fino a giovedì.


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