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Sequestro aree della Raffineria di Gela, Eni: “rispettati requisiti legge”

In particolare, il decreto di sequestro preventivo risulta integrare il reato di omessa bonifica

La procura di Gela ha dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo, disposto dal Gip del Tribunale, del ramo aziendale delle società Raffineria di Gela spa e Syndial Sicilia Spa (Eni Rewind spa dall’1 novembre 2019) nelle articolazioni del sito industriale di Gela, con riguardo all’attuazione e monitoraggio del progetto di bonifica delle acque di falda approvato dal ministero dell’Ambiente con decreto del 6 dicembre 2004, nonché il sequestro preventivo delle aree dello stabilimento destinate all’attuazione del progetto di bonifica; il Gip ha disposto la nomina di un amministratore giudiziario per le funzioni connesse alla bonifica delle acque di falda.

In particolare, il decreto di sequestro preventivo risulta integrare il reato di omessa bonifica, avendo riscontrato, si legge in una nota della procura di Gela, “allo stato delle indagini preliminari, mediante complessi accertamenti tecnici il mancato raggiungimento, da parte della Raffineria di Gela e di Syndial spa (oggi Eni Rewind spa), degli obiettivi di bonifica contenuti nel progetto del sito di Gela” L’attività investigativa è stata eseguita dalla Capitaneria di porto di Gela e dal commissariato di Gela su delega della procura gelese.

Interviene Eni che afferma di prendere atto “dei provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria rispetto all’impianto Taf a Gela. La società riservandosi ogni opportuna valutazione in sede processuale, conferma di avere sempre operato nel rispetto dei requisiti di legge e ribadisce che continuerà ad interloquire con la magistratura assicurando la massima cooperazione”.


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