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Si uccide dopo il flop di un evento, la famiglia attacca i social

Uno degli organizzatori del Festival, l’indomani, si toglie la vita sparandosi un colpo di pistola in testa e lascia un interrogativo terribile a una città che il prossimo anno sarà capitale italiana della cultura

Il teatro Pirandello ad Agrigento resta deserto senza neppure uno spettatore alla proiezione: le immagini della sala vuota fanno il giro dei social, con feroci critiche, vignette satiriche e polemiche di cui si occupano pure i giornali. Uno degli organizzatori del Festival, l’indomani, si toglie la vita sparandosi un colpo di pistola in testa e lascia un interrogativo terribile a una città che il prossimo anno sarà capitale italiana della cultura. L’uomo è morto dopo 24 ore di agonia. A mettere in relazione le due circostanze sono i familiari con una lunga lettera aperta in cui accusano la ferocia dei social. “Alberto Re – hanno scritto – era un uomo prima che un padre, un marito e un nonno, un fratello e uno zio, un suocero, amante della vita, delle belle parole. Non amava infingimenti, ha fatto del garbo il suo stile di vita. Noi ci teniamo, perché siamo la sua famiglia, a raccontarlo per quell’uomo che mai si è sottratto alla onestà intellettuale e che sempre ha sorriso alle storture che possono capitare. Fino a qualche giorno fa. Poi – aggiungono – l’onta che sale e che scalfisce, che non arretra e che violenta verbalmente una persona, ha consumato il vero danno”.

L’imprenditore era uno degli organizzatori della quarantatreesima edizione del “Paladino d’Oro – Sport film festival finanziato con 35mila euro dal Comune di Agrigento e dalla Regione. I familiari proseguono: “Lui, che era un moderatore, che amava la pace, donandola, ha combattuto con gentilezza quell’ingrato giudizio sommario, senza alcun fondamento, che lo ha reso fragile. Alberto amava scherzare, conosceva la delicatezza della sua amata Agrigento, voleva contribuire ad elevarne il dibattito culturale, non gli è stato concesso, sui social viaggiano sentenze di condanna senza nemmeno il capo di imputazione – ha proseguito la nota stampa diramata dalla famiglia Re – . Si apra una riflessione su quello che è accaduto, lo si deve ad Alberto, perché mai più ci si possa trovare di fronte alla tempesta senza vestiti. Perché mai più ci si scaraventi contro un uomo con tale veemenza”.

Sulla vicenda è intervenuto il prefetto di Agrigento Filippo Romano. “Una campagna denigratoria – ha detto – nella quale la legittima critica politica e giornalistica ha travalicato i limiti dell’umanità. E tutti noi, che abbiamo diverse responsabilità amministrative, dobbiamo scongiurare il ripetersi di simili nequizie”. “Ringraziamo tutta Agrigento per l’affetto enorme che sta dimostrando nei confronti della nostra famiglia, quanti si stanno unendo al dolore perché conoscevano l’uomo e il suo spessore”, hanno concluso i familiari.


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