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Zone franche montane: sesto giorno di protesta dei sindaci

La legge voto, che esattamente un anno fa è stata approvata all’Ars, per diventare effettiva deve ancora superare lo scoglio del Parlamento nazionale

Giunge al sesto di giorno la protesta del comitato promotore della legge per la nascita delle Zone Franche Montane e dei 132 sindaci dei comuni siciliani interessati. “Continueremo a mettere azioni in campo fino a quando non sarà colmata la sperequazione che esiste tra le terre alte con il resto della Sicilia e dell’Italia” afferma Vincenzo Lapunzina, coordinatore del comitato regionale pro Zfm. “Noi – ha spiegato all’AGI – scontiamo tre cose: l’insularità, la montagna con i servizi ridotti a lumicino, e la desertificazione umana e imprenditoriale. Considerando che l’indice di spopolamento in queste zone galoppa al 10 per cento, tra dieci anni non ci sarà più nessuno. Le Camere facciano la loro parte e i politici siciliani, a qualsiasi livello istituzionale, la loro. Il fuoco amico danneggerebbe un percorso virtuoso che darà la possibilità agli operatori economici resilienti nelle montagne dell’isola di guardare al futuro con fiducia. La nostra è una battaglia di civiltà per un diritto di residenza”.

La legge voto, che esattamente un anno fa è stata approvata all’Ars, per diventare effettiva deve ancora superare lo scoglio del Parlamento nazionale. Attualmente, il testo è al vaglio della Commissione Finanze e tesoro del Senato e il presidio, che da giorni manifesta allo svincolo di Irosa, preme proprio per un’accelerazione dell’iter legislativo. Ma i lavori, seppur ritardati in parte dall’emergenza sanitaria, si sono arenati sulla questione più delicata che riguarda la copertura finanziaria: circa 300 milioni di euro l’anno.

La fiscalità di vantaggio darebbe una boccata d’ossigeno a territori da cui i giovani vanno via. E’ la tesi dei sindaci, sottolineata all’AGI – da Salvatore Noto, primo cittadino di Marianopoli, in provincia di Caltanissetta.  “Si favorirebbe il ripopolamento di questi territori che si stanno desertificando – spiega – incentivando ad esempio la produzione locale di alto livello e il turismo di nicchia. Una norma che interessa decine di comuni, il cuore della Sicilia, ormai a rischio spopolamento. Questa legge potrebbe essere una piccola speranza – ha concluso , però bisogna crederci investendo realmente nuove risorse”. Senza, inevitabilmente, questa iniziativa sarebbe destinata a un binario morto.

La legge voto sulle Zone Franche Montane (Zfm), che esattamente un anno fa è stata approvata all’Ars, per diventare effettiva deve ancora superare lo scoglio del Parlamento nazionale. Attualmente, il testo è al vaglio della Commissione Finanze e tesoro del Senato e il presidio, che da giorni manifesta allo svincolo di Irosa in Sicilia a nome di 132 sindaci, preme proprio per un’accelerazione dell’iter legislativo. Ma i lavori, seppur ritardati in parte dall’emergenza sanitaria, si sono arenati sulla questione più delicata che riguarda la copertura finanziaria: circa 300 milioni di euro l’anno.

Nel disegno di legge n. 641 che si compone di sei articoli, approvato il 17 dicembre scorso dall’Assemblea regionale siciliana, si punta infatti all’istituzione delle Zfm nell’Isola per “fermare il processo di desertificazione umana e imprenditoriale dei paesaggi interessati” potenziando “le attività imprenditoriali che insistono nelle Zfm è l’attrazione di iniziative imprenditoriali che fungano da volano sociale ed economico”. Nello specifico, si pensa a una forma di perequazione destinato a potenziare le imprese montane attraverso numerose alcune agevolazioni fiscali più sostenute nei primi tre anni e poi via via a scalare dal 100 al 20 per cento negli anni a seguire. Ad esempio, attraverso l’esonero del versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente; l’esenzione, ai fini delle imposte dirette, del reddito prodotto all’interno della zona franca; l’esenzione ai fini Irap, del valore della produzione netta derivante dallo svolgimento dell’attività esercitata dall’impresa nella Zfm; l’esenzione dell’Imu, per gli immobili siti nella Zfm, posseduti ed utilizzati per l’esercizio dell’attività economica.

Il totale delle risorse necessarie sono state calcolate tenendo conto della platea dei soggetti interessati: circa 18mila le imprese del settore agricolo mentre il totale (comprensivo di commercianti e artigiani) supera le 50mila unità. Sul tavolo rimane tuttavia la questione spinosa: il fondo per garantire le esenzioni. Una strada percorribile potrebbe essere quella legata alla corretta attuazione del disposto normativo previsto negli articoli 36 e 37 dello Statuto siciliano – che garantirebbe lo sblocco di ulteriori risorse per la Regione – ma l’accordo con lo Stato e tutt’altro che chiuso. Un’altra soluzione l’ha indicata invece l’assessore all’economia e vicepresidente della Regione siciliana Gaetano Armao durante il suo intervento in commissione proponendo il ricorso al “Piano nazionale di ripresa e resilienza. “Da noi queste aree sono affette da una doppia marginalità – ha ricordato – una situazione aggravata dallo stato di insularità che costa ai siciliani circa 6,5 miliardi euro l’anno”. Bocciato, invece, l’utilizzo del Fondo per lo Sviluppo e la coesione perché “a meno di implementarlo, non sarebbe un elemento di equità poiché si tratta di un fondo orientato a colmare quel divario di dotazione infrastrutturale tra la regione e il resto del Paese – ha sottolineato ancora Armao -. Sul piano delle Zfm la Regione ha fatto la sua parte: noi abbiamo fornito tutti gli elementi, ora lo Stato deve fare la sua parte”.


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