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Siracusa a New York: Costanza La Mesa porta il tricolore alla Parade of Nations

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Costanza La Mesa

C’era anche un pezzo di Siracusa tra le bandiere che hanno sfilato a Central Park. Venerdì 30 ottobre Costanza La Mesa, 33 anni, ha portato il tricolore alla Parade of Nations, la sfilata delle nazioni che apre la TCS New York City Marathon. È stata l’unica siciliana tra gli atleti scelti per rappresentare l’Italia.

Pochi giorni dopo, a New York ha corso la sua prima maratona ufficiale. Era il sogno di una vita per Costanza, che corre da quando aveva 10 anni. Si è dedicata all’atletica leggera, specializzandosi nel mezzofondo, e da tre anni prepara le mezze maratone. Per la Grande Mela si è allenata in modo specifico per cinque mesi.

“Partecipare a un evento di questa portata era un sogno che coltivavo da tantissimi anni, ma viverlo rappresentando il mio Paese è stato un orgoglio immenso – racconta – Sfilare con il tricolore e portare alto il nome dell’Italia in America è stata un’emozione indescrivibile, il coronamento di anni di passione, allenamenti e sacrifici”

Il pettorale è arrivato con il “ballot”, il sorteggio per entrare in una delle maratone più affascinanti e impegnative al mondo. Il giorno della gara è stato perfetto, nonostante le previsioni: “Una giornata di sole, anche se avevano annunciato pioggia. Mi sono sentita fortunatissima”

Già alla partenza l’emozione era fortissima. “Intorno a me c’erano persone da tutto il mondo: chi sorrideva, chi piangeva, chi pregava, chi cercava la concentrazione. Dietro ogni pettorale c’era una storia, una persona, un motivo speciale per correre”

Poi c’è stato il pubblico, protagonista indiscusso della maratona newyorkese. “Il tifo di New York è qualcosa che non puoi capire finché non lo vivi – dice Costanza – Ininterrotto, travolgente, incredibile. Ho dato il cinque a bambini, anziani, ragazzi, genitori e persino ai cani!”

Il momento che porterà nel cuore è la discesa dal Verrazzano-Narrows Bridge e l’ingresso a Brooklyn. “Dopo la prima grande salita, trovarsi davanti quella folla immensa è stato magico, quasi surreale. Mi brillavano gli occhi e l’energia delle persone mi faceva quasi dimenticare la fatica”

Da lì in poi è stato un crescendo: la First Avenue, la Fifth Avenue e infine Central Park, tra cartelli, urla, pentole sbattute, banane, caramelle e fazzoletti offerti lungo il percorso. “Sembrava che New York si fosse svegliata con un solo obiettivo: sostenere chiunque avesse deciso di mettersi in gioco e affrontare quei 42 chilometri per inseguire un sogno”

È un’energia che non si ferma al traguardo. “Come mi ha detto una cara amica, quello che ho respirato a New York continuerà ad accompagnarmi e a darmi forza a lungo, soprattutto in vista della prossima maratona”

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